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The Velvet Underground
I Velvet Underground, così lontani così vicini
12/12/2007
di
Morrisensei <
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Le nove di mattina. Entro nel mio bar preferito. In coda per una colazione ristoratrice (fondamentale). Un ragazzo tenta di passare avanti a tutti. Nessuno se ne preoccupa perchè a quell'ora i riflessi sono ancora annebbiati, rallentati, assonnati. Ma alla cassa il proprietario del locale non se lo lascia "scappare" rimproverandolo in accento esasperatamente romanesco. Quando è il mio turno provvedo a pagare senza fiatare un caffellatte (scritto proprio così) ed un enorme bombolone ripieno al soffocamento di crema sana, santa e genuina. Il tipo mentre mi dà il resto cerca consensi. Con il suo berretto alla nostromo, gli occhi scavati ed un tatuaggio sull'avambraccio, dice saggiamente: "Questa è una città di pigri, invidiosi e prepotenti". "Ovvio, certo, e che non lo sai!". Rispondo di riflesso. Mentre mi strafogo in pace pontificia la preda dolciastra ripenso alla frase del "robustino". La voce del popolo che non tradisce mai. Ripenso a quanta ragione ci sia in quelle parole. Mando giù tutto e faccio per uscire quando all'improvviso la stazione radio prescelta nel bar regala alcune note a me familiari. La voce di Lou Reed le note della meravigliosa 'Candy Says' apertura memorabile di un album seminale (il terzo, omonimo) dei Velvet Underground (per chi scrive la band più importante di tutti i tempi). 'Candy Says' - dedicata al travestito Candy Darling che apparirà qualche anno dopo in 'Walk On The Wild Side' - prima di dieci momenti straordinari che uscivano proprio di questi tempi nel lontano 1968. Ma siamo sicuri che "lontano" debba essere usato per descrivere l'opera imprescindibile dei VU? Vicino. Va usato vicino. Del vicino 1968 velvettiano. Quello di un disco, che come i precedenti due, servì (e serve ancora oggi) per aprire una strada. Un'altra. Una nuova via. Da questo omonimo terzo capitolo (senza Cale ma con Yule) nasceranno ispirate negli anni successivi tutte quelle band dedite al cosiddetto jangly pop, all'indie pop, al twee pop e ai movimenti orbitanti intorno ad etichette come Postcard, Creation, Rough Trade e più recentemente Sarah Records (in UK) e Harriet Records (in USA). E allora ripenso ai pigri, agli invidiosi e ai prepotenti. Penso a tutti quelli che per varie (strane) ragioni non hanno mai pianto, non si sono mai emozionati, non hanno mai sognato, amato, ascoltando la poesia assoluta di questo disco. In poco più di tre quarti d'ora c'è racchiusa tutta la storia della nostra vita. Basterà 'Pale Blue Eyes' ad aiutarvi a capire. "Mi soffermo sui tuoi occhi azzurro pallido. Se potessi rendere il mondo puro e strano come lo vedo io, ti metterei nello specchio davanti a me, ti metterei davanti a me...". Dalla quotidianità delle cose semplici nasce sempre una magia. Sempre.
Vostro "See The Light" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
12/12/2007 -
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