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Hard-Fi
L’Italia dà il benservito al singolo su CD
3/01/2008
di
Francesco Donadio
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La notizia, diffusa oggi dai massimi quotidiani nazionali, è che la FIMI (Federazione dell’industria musicale italiana) – organo che rappresenta le maggiori imprese produttrici e distributrici del settore discografico - dalla prossima settimana non effettuerà più i rilevamenti sui dati di vendita dei CD Single. La top 10 dei brani più acquistati sarà calcolata unicamente attraverso i dati relativi ai download e delle canzoni scaricate sui cellulari.
In pratica, quindi, la FIMI prende atto dell’obsolescenza del CD single rispetto alle nuove tecnologie di reperimento e fruizione della musica. Ed è chiaro che da qui al definitivo pensionamento del supporto (che comunque continuerà ad essere venduto nei negozi) il passo è estremamente breve...
In verità non è che il CD Single abbia avuto fin qui un’esistenza molto gloriosa; la sua epopea (iniziata approx. nel 1990) non è neanche lontanamente paragonabile a quella del leggendario 45 giri con il buco in mezzo, che dalla fine degli anni ’50 fino alla metà degli anni ’70 fu il supporto leader in assoluto, con livelli di vendita nei dintorni dei 100 milioni di copie l’anno. Una preminenza – forse – agevolata dal basso prezzo (non più di mille lire alias 60 eurocentesimi ancora alla fine degli anni ’70) e dalla diffusione di quell’oggetto a bassissima fedeltà (ma comodissimo, per l’epoca) chiamato “mangiadischi”.
Per i CD Single invece, la vita è stata grama fin dall’inizio. Destava da un lato sospetto il fatto che contenessero di base non più di 2-3 pezzi in assenza di costrizioni tecnologiche (che avevano invece – eccome – i vecchi 45 giri a due facciate). Il prezzo poi non è mai stato fissato con chiarezza, oscillante negli ultimi tempi tra i 3,50 e i 6 euro a seconda – presumibilmente – del livello commerciale degli artisti. E poi è arrivata anche la recente mazzata finale, inferta dal download legale e non: oggi non ha più alcun senso acquistare un disco e pagarlo ¼ di quanto costa un album quando (a parte alcuni nostalgici che si “bruciano” ancora i CD) lo strumento di fruizione finale è rappresentato dal lettore mp3.
La FIMI ci dice che c’è stato un tracollo nelle vendite di CD Single negli ultimi sette anni – non a caso, il lasso di tempo in cui si sono sviluppati i vari Napster, i-Tunes ed e-mule - e ce ne dà le dimensioni: si è passati dai quasi 5 milioni di pezzi venduti nel 1999 ai 627.000 del 2006. Una miseria, se si pensa che nel 1964 un solo 45 giri, “Una lacrima sul viso” di Bobby Solo, vendette oltre 2 milioni di copie. Inutile pertanto perdere tempo e risorse ad effettuare i rilevamenti delle vendite: come ha commentato Vasco Rossi, “è l’era di Internet, non si può fermare il cambiamento”.
Qualunque siano gli sviluppi, una cosa è certa: il CD Single non sarà rimpianto.
Articolo del
03/01/2008 -
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