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Status Quo
Promemoria nella speranza di un sereno 2009
3/01/2009
di
Morrisensei <
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Carrelli ricolmi di grasso alimentare. Pallette di carta costituite dai giornalini delle offerte. Quelli che premurosi mariti affetti da calvizie e sciatte mogliettine strette in improbabili fuseau, leggono tristemente girovagando tra le corsie dei super-supermercati. Le ceste delle offerte “tutto a 1 euro”. Le confezioni in plastica puzzolente di sali per la doccia. Il regalo più temuto da essere umano. L’inutilità delle feste trasformate in operazione mercimonio. Lo zampone. Il cotechino. Le lenticchie perchè portano soldi. Lo spumantino a poco della sottomarca famosa. Il torrone amico dei dentisti. I barattoli sott’olio. Le mutande rosse. Il cofanetto con i film melensi di Hugh Grant. Il poster murale di Audrey Hepburn. Il greatest hits del gruppo famoso. Gli auguri cumulativi spediti via cellulare. Il grande fratello casalingo di molti utenti del social network Facebook. Che di 24 e 25 fin dalla mattina rendono pubbliche le faccende domestiche attraverso lo status. “Mi sono alzato e ho fatto colazione col pandoro”, “preparo il pranzo per i parenti”, “ora digerisco”, “gioco a tombola”, “prendo il caffè”. Infinita tristezza emblema della nostra epoca lobotomizzata. Voyeurismo, morbosità, sentirsi al centro dell’attenzione, apparire, sconfiggere la solitudine, farsi i cazzi degli altri.
Le feste. I propositi per il nuovo anno. L’ignoranza e gli oroscopi. La superstizione. Un abbonamento alla palestra. Meglio se a fare spinning. O step. O clock. O trick e track. Più il termine è incomprensibile più fa cool intutarsi e sudare. L’insalatina a pranzo che sgrassa. La bilancia. I sorrisi ai parenti volutamente dimenticati. Il regalo ricicalto. La bottiglia di vino ricevuta in ufficio che diventa viaggiatrice come se gettata in mezzo al mare. Fra 5-6 anni ve la ritroverete di nuovo sotto l’albero. Il cinema di Santo Stefano. Le sciarpe annodate a cravatta sopra la giacca. I cappelli no global. La lanaccia. La fustagna. Il vellutone a coste larghe. Il vintage. Il numero 1 dell’enciclopedia dei tappi di sughero. La nonna. Il gioco della nonna. Gli orrendi addobbi attaccati fuori alla porta. I Babbo Natale impiccati ai balconi. Cafoni. Mangia un altro po’. La carta da regalo che appena piegata fa la riga bianca. Avete vissuto tutto questo e forse non ve ne siete accorti.
La messa di Natale. La via della croce. Le luminarie da sagra paesana. Le bancarelle con le ciambelle immerse nell’olio motore e il tiro a segno. Prova e vinci un pelouche. Le stelle di Natale. Ibrido in natura destinato alla morte veloce. I botti di capodanno. Si torna infantili come quando si avevano dodici anni. Solo che al posto delle miccette ora si cerca “a bomba”. Il veglione. Che nome di merda. Da balera, da labbra finte, da leopardati, da riporto e parrucchino. Il cappotto e il papillon. I tacchi alti. Il vestito acrilico nero. Il cappuccino alle 6 di mattina. Perchè? Nella speranza di un sereno 2009 questo promemoria per rendervi conto di ciò che siamo pur senza volerlo (a volte). La massa che cammina rumorosa. Che non ragiona. Le feste. L’inutilità. Basterebbe poco. Una luce alla finestra, un po’ di cuore, un piatto semplice, un paio di sorprese, un abbraccio forte.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
03/01/2009 -
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