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Dieci anni fa, nella notte dell'11 gennaio 1999 moriva Fabrizio De Andrè, uno dei più grandi cantautori e poeti della musica italiana di sempre. Lungo la sua carriera, in quindici album, De André ha descritto un mondo vastissimo e ricco di sfaccettature: storie di emarginati, di prostitute, ma anche la dicotomia tra una visione disincantata della religione ed una spiritualità intimista.
Tra le tantissime iniziative organizzate per ricordare la vita del cantautore, Genova gli rende omaggio con una grande mostra a Palazzo Ducale, organizzata in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De Andrè e curata da Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia. La mostra si presenta come un vero e proprio viaggio multimediale nella musica, nelle parole e nella vita di Faber.
Megaschermi, installazioni video e speciali postazioni interattive permettono non solo di esplorare e approfondire le sue tematiche, quali l’amore e le donne, la guerra, l’anarchia, la libertà, gli ultimi, e naturalmente Genova, ma anche di ricostruire il mosaico della sua vita attraverso videointerviste allo stesso De Andrè e testimonianze della moglie Dori Ghezzi e dei suoi più stretti collaboratori e amici. Attraverso sale ricche di suggestioni visive e acustiche, tra fotografie, manostritti, libri annotati e oggetti unici, grazie alla sofisticata tecnologia ideata e realizzata da Studio Azzurro, il visitatore interagisce con le immagini e i suoni e può comporre, all’interno della vita e dell`opera del poeta e cantautore, il proprio personale percorso emozionale. Significativa la copertina scelta che ritrae il cantautore genovese con la sigaretta, in una foto scattata da Dori Ghezzi, già copertina della raccolta "Mi innamoravo di tutto". E non c'è video, foto, intervista, dove il cantautore genovese non sia in compagnia del suo vizio, che lo portò alla morte l'11 gennaio di dieci anni fa.
"Anime", "guerra", "Genova", "libri", "morte", "gli ultimi", sono i temi che accolgono il visitatore nella prima "sala degli schermi", assieme a scritti autografi come la letterina a Gesù bambino o il duro appello al padre, con cui lo implora di pagare il riscatto a tre mesi dal sequestro. In una biografia di Fabrizio agli esordi, scritta di pugno dalla madre, si legge del suo amore per la natura e gli animali, dell'anarchia nei confronti di ogni imposizione, dell'attrazione per le cattive compagnie e dell'amore per la musica. Elementi rintracciabili in varie fonti: una foto che lo ritrae con Dori Ghezzi, la figlioletta Luvi e un vitellino bianco in Sardegna, un'intervista video dove De Andrè dichiara la sua inclinazione "genetica" nel parteggiare per i perdenti, il backstage di un concerto durante il quale, con pignoleria, presta attenzione ad ogni dettaglio musicale.
Si trova testimonianza della sua maniacalità, sottolineata da molti collaboratori, anche negli appunti dell'ultimo tour, "Anime Salve", nei quali annota, canzone per canzone, cosa funziona e cosa deve essere migliorato.
Ed è proprio la scrittura la fonte principale della mostra, poiché da essa De André partiva, attribuendo alle parole una grandissima importanza: "Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale, ma se ne sono accorti in pochi." Nei testi manoscritti non è raro imbattersi in una parola cancellata con una riga e sostituita da un'altra, talvolta un sinonimo dalla sfumatura diversa. Dettagli importanti.
In una lettera del 1997 indirizzata al "maestro" Mario Luzi, De André si autodefinisce "un cantastorie", attentissimo all'uso delle parole in quanto consapevole che "l'udito è il più ricattabile dei sensi".
"Fabrizio De André– La Mostra" fino al 3 maggio 2009 Palazzo Ducale, Piazza Matteotti, 9 - Genova da martedì a domenica ore 9-20 informazioni 010.5574064/65 www.palazzoducale.genova.it
Articolo del
13/01/2009 -
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