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In principio era il fiume Clyde. Glasgow. La Scozia. I riflessi dall’Inghilterra. Poi arrivò la Postcard Records di Alan Horne. Giorni plumbei ad attanagliare la fine degli anni ‘70. Una schiera di agguerriti teenager che si proclamarono “Nu-Sonics”. E il motto della label che recitava “The Sound Of Young Scotland”. Aztec Camera, Orange Juice e Josef K che però arrivavano da Edinburgo. Ma era solo una parte di quello che sarebbe sbocciato di lì a poco. Jesus & Mary Chain e le conseguenti filiazioni (Primal Scream, Spirea X), i rivalutabili Soup Dragons, la meravigliosa malinconia dei mai stabili Pastels (vedi anche Shop Assistants, Motorcycle Boy) che hanno sempre tenuto a precisare: “please don’t think of us as an ‘indie band’ as it was never meant to be a genre, and anyway we are far too outward looking for that sad tag“. Appunto un genere. La Glasgow dei Teenage Fanclub innamorati degli anni ‘60 e del power pop dei seminali Big Star, i loro nipoti putativi Belle And Sebastian e il ripescaggio del folk britannico. E ancor prima la Factory che si occupa del “caso a parte” The Wake. Fondati da ex Altered Images (altra perla della nostra città protagonista) in cui passerà anche Bobbie Gillespie. Il twee pop degli Orchids che si trasforma in eccellenza con ‘Striving For The Lazy Perfection’, quello più dolciastro dei Camera Obscura. E ancora i dimenticati BMX Bandits, i Bis, i Delgados, gli Aerogramme, i Blue Nile, gli “americani” Del Amitri, i Deacon Blue e la meteora Strawberry Switchblade. La asprezze degli Urusei Yatsura, il mainstream dei Texas, la cura dei Travis, i misconosciuti Cosmic Rough Riders. Una sintesi di ciò che accadeva fino a qualche anno fa. Con il pop al centro della strada.
Oggi Glasgow sembra vivere una seconda giovinezza. Un vento nuovo. Il suono della nuova Scozia ha la faccia da copertina dei Franz Ferdinand a cui sono seguiti una serie di piccoli e grandi fenomeni sfogati nella recente affermazione dei Glasvegas. In mezzo 1990s, Fratellis, Errors, Shitdisco, Sons And Daughters, Frightened Rabbit, Twilight Sad, Correcto, Royal We, Cinematics, Butcher Boy. Come è facile intuire, il confronto col passato non regge. Ma ai glasgowegiani questo (forse) non importa. Glasgow è tornata di moda. Che si parli di qualità musicale o meno. La pioggia intanto scende ancora.
Vostro “Send Them Away” Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
24/02/2009 -
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