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Bruce Springsteen è ripartito. Neanche l’avesse fatto apposta a tirare fuori un nuovo album in studio, Working On A Dream, uscito in Italia lo scorso 23 gennaio, a poco più di un anno da Magic, giusto per avere la scusa di tornare in pista. Il nuovo tour mondiale (che lo ricordiamo toccherà l’Italia il prossimo luglio con tre concerti, il 19 a Roma, il 21 a Torino e il 23 a Udine) con la E Street Band è partito mercoledì da San Jose, per la prima delle tre date in California, dove infatti tornerà il 15 e 16 Aprile a Los Angeles, dopo aver toccato Arizona, Texas, Oklahoma e Colorado.
Il Boss ha aperto il primo concerto con la potenza di uno dei suoi pezzi più ruvidi, Badlands per poi indossare un cappellaccio da cowboy per la successiva Outlaw Pete, la lunga rock suite dai toni morriconiani che apre il suo ultimo album, e che è stata eseguita in una versione particolarmente hard. Solo 6, le tracce tratte dal nuovo disco, che ha diviso critici e fans tra chi lo considera un passo troppo pop per la macchina da rock degli E Streeters, e chi invece ha apprezzato il tentativo di misurare le sue corde da american mainstream rocker con certi riflessi alla Roy Orbison o addirittura alla Phil Spector. Così la versione live sembra aver dato alito e forza a cose come My Lucky Day, forse il pezzo più potente dell’ultima produzione, oppure a rinvigorire le rotondità un po’ troppo morbide della title-track Working On A Dream che dal vivo acquista più spessore. Molti i classici, o comunque i pezzi dal sapore forte, da No Surrender, a Out In The Street, da The Promised Land a Born To Run che ha chiuso il set prima degli encores. Da rivedere invece la resa dal vivo di orchestrazioni fin troppo sontuose in studio come Kingdom Of Days. Tra i momenti più forti un trittico dai toni aspri, impegnati, ma molto energici, costituito da Seeds (eseguita con la band per la prima volta dopo oltre vent’anni)/Johnny 99 (in potentissima versione full band, rispetto alla versione acustica ufficiale di Nebraska)/The Ghost Of Tom Joad: tutti autentici frammenti di poesia americana in musica. A sorpresa invece l’esecuzione di un vecchio classico scritto da Roy Brown (e ripreso poi anche da Elvis), Good Rockin’ Tonight, che Springsteen amava eseguire alla fine degli anni ’70, nel tour di Darkness. Da brividi l’esecuzione di The Wrestler, con la E Street Band a colorare la magia di una delle cose più belle scritte da Bruce negli ultimi anni. Ad aprire gli encores una bella versione di un vecchio traditional datato diciannovesimo secolo, Hard Times, in versione prepotentemente soul, con il contributo decisivo dei due coristi Cindy Mizelle e Curtis King, già con Bruce durante il Seeger Sessions Tour, che accompagneranno in tutti i concerti la E Street band (orfana per la prima volta all’inizio di un tour dell’indimenticabile organista e armonicista Danny Federici, scomparso lo scorso marzo) per poi proseguire la scaletta con Thunder Road, Dancing In The Dark, Tenth Avenue Freeze-Out e chiudere con l’accoppiata Land Of Hope And Dreams / American Land, a suonare e cantare le contraddizioni degli immigrati/emigranti d’America.
Dopo due ore e quaranta, il concerto si chiude, con l’impressione positiva che il Boss e la sua banda reggano ancora l’urto dell’ennesimo giro, e forse con la speranza che con il passare delle date, il nuovo show si delinei con più decisione e non segua per forza la falsariga del concerto di Magic.
Articolo del
04/04/2009 -
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