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Da Stoccolma a Strasburgo: nella prossima legislatura, sulla base dei risultati delle elezioni europee del 5-8 giugno, siederà un nuovo partito al Parlamento Europeo: il Pirat Partiet (Partito Pirata o dei Pirati), che ha ottenuto il 7,1 dei voti in Svezia, risultando il terzo partito più votato nel Paese e ottenendo un seggio o forse due quando e se entrerà in vigore il Trattato di Lisbona. L'obiettivo principale del Partito Pirata - il cui profilo mediatico è cresciuto esponenzialmente da quando alcuni mesi fa quattro persone che gestivano un sito di file-sharing sono state condannate per violazione di copyright - è di liberalizzare il download ma non solo: la piattaforma, composta unicamente da tre punti, prevede anche di riformare la legge sul copyright, eliminare il sistema dei brevetti ed assicurare che il diritto alla privacy dei cittadini sia rispettato.
Il leader del partito, Rick Falkvinge, ha detto che questo risultato è una vittoria per tutti i giovani appassionati di tecnologia: "Insieme, oggi abbiamo cambiato il panorama della politica europea" ha dichiarato, "E' meraviglioso che i cittadini abbiano capito che era il momento di fare la differenza".
In realtà, aldilà della questione assai condivisibile della libertà di filesharing, gli ulteriori obiettivi del Partito Pirata sono piuttosto controversi, e sono stati appellati dai loro avversari come "qualunquismo da blogosphera".
"Il file sharing e i networks p2p devono essere incoraggiati anzichè criminalizzati", dice Rick Falkvinge, e va anche bene. Poi, però il Partito Pirata sostiene che: "Un termine del copyright di cinque anni per uso commerciale è più che abbastanza, mentre l'uso non commerciale dovrebbe essere libero dal primo giorno", affermazione che senz'ombra di dubbio farà accapponare la pelle a qualsiasi musicista (e autore) degno di questo nome. Il Partito Pirata sostiene altresì l'abolizione del sistema dei brevetti, partendo dall'assunto che "i brevetti farmaceutici ogni giorno uccidono la gente nei paesi del terzo mondo. Impediscono di fare ricerca su farmaci che possono salvare vite, forzando gli scienziati a bloccare la pubblicazione delle loro scoperte in attesa del riconoscimento del brevetto su di esse, invece di poterle condividere immediatamente con il resto della comunità scientifica". Belle parole - non ci piove - se non fosse che si tratta di una visione dai tratti estremistici, non condivisa dalla maggioranza degli studiosi del sistema brevettuale che facendo due più due concludono che le aziende avrebbero ben poco interesse a investire in ricerche e tecnologie innovative se un giorno dovesse scomparire il monopolio a commercializzare con profitto l'invenzione che i brevetti conferiscono. Il problema attuale semmai è un altro: dare finalmente vita al brevetto comunitario, valido contemporaneamente in tutti i 27 Stati dell'Unione, questione su cui si sta lavorando da anni ma su cui ancora non si è giunti ad un accordo.
Copyright e brevetti, però, saranno trattati in un secondo momento (o magari non saranno trattati affatto): nell'immediato la priorità del Partito Pirata è perorare la causa del download libero per uso personale. Naturalmente uno (o due) seggi nell'Europarlamento non possono bastare per liberalizzare la legislazione in materia in tutta Europa, ma si tratta di un cavallo di grande visibilità nell'ambito mediatico e su cui potrebbero facilmente salire anche altre forze politiche. Staremo a vedere, e vi faremo sapere.
Articolo del
08/06/2009 -
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