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Un periodo di pausa ci voleva per ricaricare pile e fegato. Un periodo per monitorare gli eventi del mondo musicale, gli effetti conseguenti, il distaccamento dei ghiacciai, le placche, le tacche, le matte. Anche perchè in quasi sei anni di “prime pagine”, da mettere alla gogna è rimasto davvero ben poco. Abbiamo passato al pubblico ludibrio - con fare scrupoloso e maniacale - mezza Italia sonante, un quarto di europa cantante, un pezzo di mondo aberrante. Il completino bianco stile “Funny Games” è ancora in tiro, ammantato di canfora e acqua sterilizzata. Ma la nostra missione destrutturante non finisce certo qui. Perchè durante questa pausa di cose interessanti ne sono successe eccome. Prima fra tutte, l’espansione totale del social network facebook. Vetrina nodale per chi lo utilizza come mezzo aggiunto per il proprio lavoro, vetrina rincoglionente per chi lo utilizza come protesi della propria scarsa propensione all’approccio fisico, nonchè come ideale fallo di supporto per piagare il proprio ego smisurato. Tanto da renderlo disgustoso e opprimente. - Non me ne frega un cazzo di quello che fai durante le tue fottute 24 ore di merda - Un’etichetta con su scritte più o meno queste eleganti parole, dovrebbe essere affissa all’entrata di ogni profilo. E poi quegli odiosi e rincitrullenti giochini da primina elementare. Che corteccia d’albero thailandese sei? Che vespasiano ti senti? Che personaggio di “Cannibal Holocaust” sei? Preferisci la Madonna o Gesù bambino? Meglio il giallo urina o il verde speranza? Ti piacciono i fiori? Vorresti fare il fioraio? Tutto il santo giorno a sparare minchiate e a diventare fan di qualcuno o qualcosa. Bene.
Avete avuto mai il privilegio di assistere ad un aperitivo? O per meglio dire all’aperitivone che si celebra a Roma? Si, perchè è ormai una via di mezzo tra il classico-leggero-soave-rinfrescante APERITIVO e il CENONE di capodanno. APERITIVONE. Intere tribù stanziali radical chic, neo radical chic, vintagizzati con baffi d’ordinanza malavitosa, persone che fino a ieri la parola aperitivo l’avevano solo vista scritta su qualche boccettina di Crodino e Camparino/Cinzanino (ino-ino). Masse uniformi di abbagliati dal cibo serale. Non più un gustoso spritz, un delicato Martini, un brioso prosecchino, no, ormai solo tranci di frittata con carciofi e zucchinone, metri quadri di focaccia, fritti dalle forme geometriche logaritmiche-spaziali, cucchiaiate di zuppe fratricide, siano esse piene di semolino che di segatura stagionata. Code, spintoni, labbra bagnate dal desìo, basta che il piatto trabocchi e ristabilisca il pagato. L’aperitivone è a peso! E che cazzo… ma una casa non ce l’avete? Dove mettervi di nascosto l’infradito di plasticaccia made in Laos? Invece di strusciarlo nelle corsie degli iper-mercati dei super-centri commerciali anestetizza vita?
Il bailamme di magliette lise ritirate fuori per la stagione calda. Quelle trucide con le scritte a caratteri cubital-cirillici, che sponsorizzano università mai esistite, college mai edificati, squadre di sport mai conosciuti. Quelle della CIA, dell’FBI, della NASA, dell’ARCI BOCCIOFILA Astutillo Malgioglio o peggio ancora quelle acriliche della squadra del cuore. La tuta della squadra del cuore. Portata con onore e con la ragazza sotto braccio in minigonna e tacchi a spillo. Perchè, cazzo, la passata di pomodoro e le coscette di pollo anemico vanno comprate come Dio comanda! Come andrebbero comprati per farli sparire nel cemento, i CD di quei poveri fessi dei reality canori. Quelli che cantano come parlano, quindi cantano in dialetto. Perchè la dizione è parola troppo difficile. Quelli che tamburellano le dita sul microfono e gorgheggiano come anatre impallinate dal cacciatore, mentre stanno compiendo l’ultimo viaggio nella bocca del fedele Bracco da riporto.
Un viaggio che sembra non finire mai per gli eternauti della quattro ruote. Truci, cattivi, aggressivi, con la parolaccia facile e le corna libere. Al volante o ci sai fare o muori. Motociclisti zig-zaganti che mandano affanculo il prossimo ogni tre minuti netti. Automobilisti cotti dal caldo e della vita routinaria pronti a menar le mani ad ogni tintinnio di clacson nemico. Obnubilati dalle radio che sproloquiano di calcio dalle 6 alle 24. Incazzati e avvinazzati. A seconda del risultato della propria squadra del cuore. Allevatori di bruchi e tabacco. Masticatelo il tabacco invece di ammorbare il prossimo quando i divieti sono grandi come grotte. Un periodo di pausa forse non basta. Per prendere a spallate il malcostume vestito (a festa) da pecora. Per annientare i luoghi comuni e i discorsi qualunquisti da baretto e Peroni di periferia. Si vive dentro il superficiale e fuori dal mondo. Basta esserci. E ogni tanto dire presente. La mattina quando sei brutta ti senti Chanel o Westwood? Preferisci il pesce spada o il rat musquè? Che detersivo per i pavimenti sei?
Vostro “ornitologo” Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
09/06/2009 -
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