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Che relazione c'è tra la chiusura dell'ultimo megastore musicale di New York City, il punto vendita della Virgin nella Union Square - annunciata ieri 15 giugno 2009 -, l'annunciata pubblicazione di tutti i dischi dei Beatles rimasterizzati programmata per il 9 settembre 2009, e l'approvazione da parte del Parlamento Europeo lo scorso 22 aprile di una proposta per estendere la durata del copyright sulle opere musicali dagli attuali 50 anni a 70 anni? Una relazione strettissima, molto più di quanto possa sembrare a prima vista.
La chiusura del Virgin Megastore della Grande Mela è ovviamente legata alla crisi - che a questo punto è agonia - del mercato discografico. La causa della crisi della vendita dei CD è attribuita alla vendita in rete di file musicali, oltre alla pirateria dilagante (dal 2000 le vendite di cd hanno subito un calo del 45%). L'attuale crisi economica ha poi peggiorato le cose.
I più accreditati osservatori prevedono la prossima inevitabile scomparsa del CD che verrà sostituito da file immateriali; ed è per questo che molti indicano la data del 9 settembre 2009, quella dell'uscita in blocco di tutti i dischi dei Beatles rimasterizzati e - neanche a dirlo - "deluxe", come quella del probabile definitivo decesso. Come l'ultima occasione che l'industria discografica si è riservata per passare all'incasso finale prima di morire e/o comprimersi e/o dare una decisa sterzata al proprio modello di business.
E poi c'è la (spinosissima) questione dei diritti: negli Usa la protezione offerta dalla legge alle incisioni musicali si estende sino a 95 anni, ma in Europa, al momento, dura solo 50 anni dalla data di prima pubblicazione. Ciò vuol dire che tutte le incisioni dei grandi del rock and roll in Europa sono ormai "libere": e alla faccia della RCA, che ne possedeva i diritti, tutti i dischi di Elvis Presley fino al 1959 (compreso) possono oggi essere ristampati da chicchessia. Sul "Re del rock and roll" si sta pertanto sviluppando una florida industria "non ufficiale" ma comunque legalissima, e case discografiche sbucate dal nulla o quasi quali la Memphis Recording Industries e la Hallmark stanno pubblicando a rotta di collo CD (che non hanno nulla da invidiare ai precedenti targati RCA) dai titoli "Elvis Complete 57 Sessions", "Classic Billboard Hits 1956-1958" e "Elvis Golden Records". Di Elvis è stato ristampato perfino "Kid Creole", da pochissimo entrato nel cosiddetto "dominio pubblico". E non si tratta, naturalmente, solo di Elvis: anche Buddy Holly, Chick Berry, Little Richard e Jerry Lee Lewis sono da qualche anno - solo e sempre in Europa - oggetto di raccolte e ristampe dai prezzi notevolmente inferiori agli "originali", da cui l'unico particolare che li distingue sono le copertine (essendo l'artwork sottoposto ad un regime diverso).
Ovvio che l'industria sia molto preoccupata, e i più preoccupati sono i discografici americani, in quanto quei dischi possono essere stampati in Europa e poi esportati. Ma la questione che più opprime le majors chiamasi: Beatles (e Rolling Stones, e Led Zeppelin, e Pink Floyd...). Se i dischi degli anni '50 in fin dei conti non vendono più molto e non sono quasi mai passati alle radio, diverso è il discorso in relazione a tutto il rock a partire dagli anni '60 in poi, con una sfilza di gruppi sempreverdi i cui cataloghi, in tutti questi anni, hanno continuato ad essere venduti (e passati in radio e tv) a livelli consistenti. In Europa, secondo la legislazione attuale, i diritti sulle canzoni dei Beatles inizieranno a scadere nel 2013, e da quella data in poi per le majors è pacifico che ci potrà essere una vera progressiva emorragia nei livelli di fatturato.
Niente paura, però, perchè in soccorso delle majors del disco è arrivato il Parlamento Europeo. Lo scorso 22 aprile infatti il Parlamento di Strasburgo ha approvato una proposta per estendere la durata del copyright sulle opere musicali dagli attuali 50 anni a 70 anni: in breve, in tal modo i dischi dei Beatles resterebbero protetti fino al 2033. Inizialmente la proposta, della Commissione Europea per mezzo del commissario Charlie McCreevy, era di estendere la durata da 50 a 95 (!) anni; il Parlamento Europeo ha approvato l’estensione della durata del copyright, ma l’ha limitata a 70 anni. La relazione di Brian Crowley, che prevede questa estensione, ha avuto 377 voti favorevoli, 178 contrari e 37 astensioni. La norma deve adesso essere approvata dal Consiglio dei Ministri Europei, ma è altamente probabile che si tratterà di un passaggio puramente formale.
Nella relazione della Commissione si è dato ampio rilievo al fatto che gli artisti possano continuare a percepire royalties che in molti casi rappresentano una sorta di pensione, ma è ovvio che in realtà ci guadagneranno soprattutto le case discografiche, a cui è stata data una boccata d'ossigeno per ulteriori 20 anni. Che poi ci siano state pressioni da parte della potentissima RIAA, è anche possibile se non probabile, ma sarà difficile trovare qualcuno disposto ad ammetterlo.
E ora, a partire dal momento in cui la proposta diventerà direttiva e quindi legge, che accadrà a tutti quei CD a basso costo di Elvis (e di Buddy Holly, di Little Richard, di Chuck Berry...)? Verranno gettati al macero? O verranno ritirati dal mercato per esservi reimmessi alla fine degli anni '20? In definitiva, l'impressione è che tutta questa (poco limpida) operazione, nell'epoca di "e-mule" e dei file scambiati su Internet, sia solo una poco efficace panacea. Anche perchè intanto il tempo continua a scorrere, inesorabile.
Articolo del
16/06/2009 -
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