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Michael Joseph Jackson era il “Re del pop”. Ineluttabile. Come Madonna è ancora la “Regina del pop”. Troppo grandi i loro numeri per competere, per tentare, per provare timidamente ad affermare il contrario. Perchè i numeri alla fine contano sempre. Lo sapeva Nick Drake che in vita aveva venduto 5mila dischi. Lo sapevano i Velvet Underground che in carriera ne vendettero qualche migliaio in più dello sfortunato cantautore. E la lista sarebbe pressochè infinita. Ma Michael Jackson, di cui piangiamo giustamente la scomparsa, era e rimarrà il “Re del pop”, perchè qualcuno lo aveva scritto. Come per Elvis Presley. Mai scindere l’artista dall’uomo. Mai. Eppure Elvis, il “Re del rock’n'roll”, non fu il primo “bianco” ad eseguire R&B, non fu neppure il migliore tra i suoi coetanei, ma ebbe il merito di commercializzare su scala mondiale il verbo del rockabilly… una fusione trascinante di gospel, R&B, country e pop. Ma sul sito ufficiale non troverete scritto della sua personalità contorta. Della sessualità contorta. [cfr. ] “… tentando di realizzare l’illusione dell’onnipotenza sessuale, finì con l’aspirare alla divinità”. Delle forme maniacali, come quella di collezionare ogni tipo di arma da fuoco e distintivi della polizia. Dell’assunzione di stupefacenti, seppur in pieno paradosso, Nixon gli conferì, incontrandolo, un attestato di agente onorario della narcotici!
No, non troverete tutto questo. Così come di Michael Jackson non leggerete delle sue disavventure giudiziarie, delle sue plastiche facciali in barba ad una semplice vitiligine, della denuncia del 1993 da parte di un ragazzo tredicenne per molestie sessuali, del matrimonio lampo con Lisa Marie Presley (figlia guarda caso del “Re del rock’n'roll”), dell’arresto e dell’incriminazione per molestie sessuali su minori del 2003, dei debiti a nove zeri, della produzione musicale defunta dai tempi di ‘Thriller’. Non conta. Perchè è importante l’incidenza che l’artista Jackson ha avuto sulla cultura pop del secolo scorso. Importante, sempre, sciorinare i numeri, sempre i numeri. Le cifre di un successo planetario. Il disco più venduto di sempre, il disco che più è stato al numero uno, i 13 Grammy Award, i premi, le rotazioni di MTV ecc. E poi il suo modo di ballare. Seminale per tutta la schiera di adepti col cappello tra le mani. Quegli urletti. Il look. Il gossip. I figli. I divorzi. Neverland. La sua vita controversa. ‘We Are The World’.
La musica? Non conta in fondo. Qui dobbiamo solo confermare e affermare senza paura di essere smentiti, che Jackson era e rimarrà il “Re del pop”. Ci piace allora ricordare Jacko sorridente e paffuto, in mezzo ai suoi quattro fratelli, sotto l’occhio del padre-padrone (“from a young age Jackson was physically and emotionally abused by his father”) che vigilava sempre i propri figlioli. Irriconoscibile dopo. Devastato da una voglia di rivalsa e turbato fino all’ossessione, forse, da quell’infanzia violata, vissuta sempre e solo sotto i riflettori. Per questo tipo di personaggi l’aspetto musicale non è più l’aspetto principale. E’ l’icona di se stessi che ha il sopravvento sul resto. E’ l’immagine che ha ancora la forza evocativa e vince sull’opera artistica. Sono i luccichini, gli zombie di ‘Thriller’, i sogni, i video clip dell’adolescenza che rimarranno nella memoria collettiva. Ne sono consapevole. Sarebbe strano il contrario. Ma se non va mai “diviso” l’artista dall’uomo… allora cosa rimane di Michael Jackson?
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
27/06/2009 -
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