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BET Awards 2009, i premi per e dalla comunità nera (se loro usano il termine black perchè eccedere con il politicamente corretto qui oltremare) ieri hanno onorato Michael Jackson. Tutti i più influenti e grandi artisti della comunità hanno fatto spazio al ricordo di un’icona, mettendo da parte ego ed egocentrismo, utilizzando il talento per cantare al mondo la perdita di un idolo. L’Ave Maria di Beyoncé, il giovanissimo Ne-Yo canta una toccante “Lady in my life” e l’host Jamie Foxx apre con la coreografia di “Billy Jean”, giacca rossa e guanto bianco, tentando un azzardato moonwalk. Anche i presentatori dei premi non hanno dimenticato di nominare Jacko, i vincitori lo hanno definito eroe, idolo, senza di lui non sarei mai salito su un palco, ringraziato. Insomma, una serata all’insegna della commemorazione New Orleans style, del grande rispetto e del dolore che si manifesta con l’andare avanti e cantare, raccontare, parlare di aneddoti e storie, una bella serata durante la quale Janet Jackson, a sorpresa ed in vece della famiglia intera, porta il pubblico, che comunque non è stato quasi mai seduto, ad una standing silenziosa e piena di affetto. Toccante.
Noi generazioni che ascoltano la buona musica e ne capiscono l’importanza abbiamo perso un pioniere, un folle genio del pop, un eccentrico cantastorie che ci faceva ballare sotto la doccia e cantare nelle strade; che ci ha fatto commuovere per le foche bianche in “Earthsong”, che ha sposato la figlia di Elvis (la figlia di Elvis!), ha spenzolato il figlio dalla finestra, ha costruito un lunapark con i soldi che ha guadagnato dall’essere il primo nel suo campo. Oggi non abbiamo perso un pedofilo, un drogato, un malato, un pazzo. Oggi abbiamo perso “Thriller” e “Bad”, non avremo più la vera presa al cavallo dei pantaloni con il gridolino, non ce ne frega delle beghe con i Jackson Five, con i dottori o con i bambini. Non ci interessa se sia venuto prima l’uovo o la gallina tra il bianco, il nero e i presunti tumori della pelle e, di sicuro, non ci interessa che ad un certo punto gli sia o no caduto il naso: fatti suoi. I nostri fatti sono scritti nella storia della musica e come ha proclamato Foxx nell’apertura di serata: “Michael era nostro, bianco o nero fuori era nero dentro e si sentiva dal beat, mi piaceva il naso vecchio, quello nuovo e tutti quelli di mezzo”. E se non si preoccupano loro che sono neri e potevano sentirsi offesi da uno che voleva diventare bianco, perché deve interessare a noi?
Jacko è Jacko, un pezzo di storia per i fan e per chi non se ne fregava nemmeno.
Articolo del
29/06/2009 -
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