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E dunque anche per Bruce Springsteen sono arrivati i sessant'anni, ma vedendolo suonare, cantare, pestare il palco degli stadi di Roma, Torino e Udine lo scorso luglio, viene spontaneo dire che non li dimostra, o ancora magari viene naturale sperare di arrivarci con quell'energia e quella vitalità in fondo agli occhi, ai propri sessanta.
A trent'anni Bruce Springsteen era un ragazzo che aveva scritto Born To Run e Darkness On The Edge Of Town, aveva concluso qualche mese prima un tour, quello del '78, che ancora oggi moltissimi fans considerano il suo tour migliore, cosi pregno di selvaggia innocenza, un'innocenza graffiata proprio su quei palchi, in quel tour, cantando e suonando sulla telecaster l'oscurità di chi si era convinto troppo presto di essere nato solo per correre.
A quarant'anni Bruce era l'uomo ormai cresciuto, deluso dall'amore matrimoniale, ma pronto a scommetterci ancora, uscito indenne dal trionfo di un disco che suonava ai quattro angoli del globo, in ogni casa, in ogni radio, e dopo il tour di Tunnel Of Love e di Amnesty International, si fermava a chiedersi cosa doveva essere di lui e della sua prossima musica.
Ai cinquanta Springsteen era serenamente tornato a riunire la famiglia, la E Street Band, per un nuovo tour mondiale, undici anni dopo il tour '88, rimettendo in piedi l'alchimia di una macchina rock, quella della sua banda che appariva alla prova del fuoco, della reunion, ancora inossidabile.
Oggi, dunque, sono sessant'anni, e ci tremano quasi le parole a scriverlo. Il ragazzotto esile ma energico dei '70 è diventato l'uomo che, sorridente, si affaccia ancora sul palco, sempre fianco a fianco con Clarence, la voce è meno agile di venti o trent'anni fa, eppure è divenuta se è possibile, più densa, più ruvida, più travolgente, più espressiva perché più matura. Quella voce capace di tutto. Non sappiamo se lui si immaginava così i suoi sessanta, con gli occhi ancora che brillano ogni volta che attacca Born To Run, con il fisico che tenuto sotto buon allenamento, ha tenuto alla grande, e adesso può fare invidia a molti che hanno anche la metà dei suoi anni. Noi non possiamo che pensarlo così, con la Telecaster a tracolla, a sputare ancora tutta la sua potenza, e l’energia che chissà dove la trova, promettendo di suonare ogni sera come se fosse l'ultima. E mantenendo regolarmente la promessa.
Il compleanno di Bruce è anche la grande festa della E Street Band, che ostinata prova anch'essa a reggere l'urto del tempo, degli anni inesorabili che già si son portati via Danny, ma che non sono riusciti a portarsi via l'anima di un suono che da trentasei anni si è fatto corpo e sudore, magia e terra da stringere tra le mani. Se provassimo a ringraziare Bruce per tutti questi anni, per tutti questi concerti e per tutte le sue storie, le sue canzoni, probabilmente ci stringerebbe la mano e ci farebbe un sorriso “scucchioso” schernendosi un po', e dandoci appuntamento al suo prossimo concerto, alla prossima volta che il suo circo passerà in città.
E allora non ci resta che farlo, abbracciandolo idealmente, e sicuri che il modo migliore di festeggiarlo sia mettere su un suo disco, perché ne abbiamo bisogno, perché ci fa stare bene, perché a volte ci fa capire che c’è una strada proprio tra quelle note, tra quelle parole, che porta ad una promised land, ed è meraviglioso starci ogni tanto almeno un po’. Ed eccola quindi ancora una volta la lunga corsa di Born To Run, o magari l'autostrada che si staglia davanti a Thunder Road. Lasciamo che il cuore batta ancora forte. Fortissimo.
Grazie di tutto e buon compleanno, Bruce.
Articolo del
23/09/2009 -
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