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E' partita il 9 gennaio la campagna internazionale che vedrà impegnati migliaia di attivisti impegnati a organizzare eventi in almeno 15 Stati in uno sforzo internazionale coordinato per lanciare un appello ai leader del mondo a prendere provvedimenti urgenti atti a prevenire il riaccendersi e il propagarsi del conflitto in Sudan.
Gli eventi sono stati organizzati dalla coalizione di associazioni e gruppi, tra cui per l’Italia, Italians for Darfur, alla quale hanno aderito Amnesty International, Save Darfur, FIDH, Refugees Internatrional , Human Rights Watch, International Rescue Commettee, Darfur Consortium e Arab Coalition for Darfur per lanciare Sudan365 (www.sudan365.org) la nuova campagna, che durerà tutto l’anno, per la pace in Sudan. La lista completa dei Paesi e dei gruppi partecipanti può essere trovata all’indirizzo www.sudan365.org.
Testimonial per l'Italia, il percussionista e cantante Tony Esposito.L’impegno preso dalle associazioni di Sudan365 inizia a distanza di solo un anno dal referendum che deciderà il futuro del Sudan e che segnerà l’anniversario dei primi cinque anni del Comprehensive Peace Agreement, l’accordo di pace che pose fine alla guerra civile tra Nord e Sud del Sudan e che prevedeva proprio questo referendum.
Con molte e gravi problematiche aperte ancora da risolvere che accendono la violenza interetnica nel Sud e generano continui attacchi ai civili in Darfur, c’è un rischio reale che il conflitto si riapra, destabilizzando l’intera regione e ponendo i civili in grave pericolo.
Sudan 365 è supportato da alcuni dei più famosi percussionisti del mondo, tra cui Phil Selway, Radiohead; Stewart Copeland, The Police; Nick Mason, Pink Floyd; Jonny Quinn, Snow Patrol; Caroline Corr; Richard Jupp, Elbow; Middle Eastern, Mohammed Mounir, Mustapha Tettey Addy e Tony Esposito. Tutti i musicisti che prestano il loro volto a questa campagna stanno lavorando insieme per creare un “ritmo per la pace” in Sudan realizzando un video per promuovere l’iniziativa mondiale. Gli attivisti suoneranno all’unisono i loro tamburi nel corso degli eventi organizzati in tutto il mondo per chiedere i governi di agire immediatamente per prevenire l’aggravarsi degli atti di violenza e assicurare che i civili siano protetti. Le organizzazioni per i diritti umani chiedono ai leader mondiali di aumentare considerevolmente il loro impegno a:
- Prestare intenso e coerente supporto diplomatico alle parti del Nord e Sud Sudan su materie irrisolte come i servizi sanitari accessibili a tutti, sicurezza dei confini, e una legislazione che garantisca la legittimità del referendum. - Aumentare il monitoraggio internazionale e la supervisione delle violazioni dei diritti umani in tutto il Sudan nella corsa alle elezioni di Aprile e al referedndum, e sostenere le misure necessarie a proteggere i civili dalla violenza che potrebbe scatenarsi relativamente a questi eventi. - Pressare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perchè prolunghi il mandato a del della forza internazionale di peacekeeping in Sudan (UNMIS) in protezione dei civili, aumentando la prezenza in aree remote ma instabili e attraverso il rapido dispiegamento del personale nelle aree vicine al conflitto.
Il referendum del 2011 determinerà se la regione meridionale del Sudan diventerà o meno indipendente dal Nord. Gli esperti hanno paura che l’instabilità nella corsa al referendum o nel periodo immediatamente successivo possa riaccendere la guerra civile e causare massicci abusi dei diritti umani, se gli sforzi internazionali non saranno intensificati nell’intento di trovare un valido percorso alla pace nei prossimi dodici mesi.
Articolo del
11/01/2010 -
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