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L’album No Line On The Horizon e il seguente, ennesimo, trionfale tour sono roba, appena, dell’altro ieri; ma è già da diversi mesi che il chiacchiericcio a mezzo stampa (vuoi sul web o sulla carta) riporta insistenti voci, conferme e smentite su un fantomatico nuovo album degli U2 praticamente pronto ad essere pubblicato. Già dal marzo 2009, in un articolo di presentazione dell’ultimo album apparso su Rolling Stone, Bono aveva parlato di un fantomatico Songs Of Ascent, descritto come «la sorella di "No Line On The Horizon", "Zooropa" ed "Achtung Baby"» un disco la cui spina dorsale sarebbe stata incentrata sugli ‘scarti’ del recente No Line ed in particolare sulla misteriosa “Every Breaking Wave”, il tutto a completare un lavoro che sarebbe apparso come «una raccolta di musica ‘spezza cuori’, meditativa, riflessiva ma non indulgente». L’uscita di questo annunciato capolavoro? Fine 2009. Ovvio che i forum dei fans di mezzo mondo siano impazziti all’idea di avere nel giro di un anno ben due album degli U2, con il nuovo tour (il 360) pronto a riportare la band irlandese ai fasti del mitico ZOO TV, il quale tra un seguito clamoroso di spettatori fece da perno tra l’uscita di Achtung Baby e Zooropa. Dopo gli ultimi dischi mediocri, e l’attesa standard di quattro anni tra l’uno e l’altro, questa sembrava manna dal cielo. Succede che poi, però, i mesi passano e Bono Vox incomincia a cambiare il tiro delle sue affermazioni spostando l’attenzione generale verso la colonna sonora per lo show di Broadway incentrato su Spider-man scritta dallo stesso Bono in compagnia di The Edge. Ed ecco che anche in questo caso partono gli ormai divertenti proclami del cantante degli U2, il quale afferma di aver «scritto la musica più accessibile di sempre» e che si tratta di ottime canzoni pop, tanto che sarebbe bello (secondo lui) poterne fare un’opera al livello di Tommy degli Who insieme alla band al completo. Stranamente sia Adam Clayton che Larry Mullen non sembrano essere d’accordo con il progetto. Passano altri mesi, la prima di Spider-man viene rimandata a data da destinarsi per problemi economici, e della ‘straordinaria’ colonna sonora non ci è arrivato nulla se non un piccolo brano leakato sul web, ma ascoltato da pochissimi fortunati perché cancellato dopo poco.
Quando Bono inizia a frugarsi nelle tasche si incomincia di nuovo a ridere, perché a quanto pare le vendite di No Line On The Horizon non sono state per niente soddisfacenti (perlomeno secondo gli U2) e l’album, che solo pochi mesi prima veniva definito dallo stesso cantante come il migliore che avessero mai registrato, viene accusato di contenere pochi pezzi pop capaci di conquistare il più vasto pubblico possibile. Inizia il 2010, una seconda lunga leg del tour è annunciata (forse per gonfiare un po’ il portafoglio), e di Songs Of Ascent, ancora, neanche l’ombra, anche se gli U2 vengono avvistati in vari studi di registrazione in giro per il mondo (Vancouver e Berlino alcune delle località indicate), dove stando alle dichiarazioni di Bono sono state registrate 3 nuove canzoni. Forse si tratta dei grandi pezzi pop che il cantante richiedeva all’azienda U2.
Ma Songs Of Ascent non doveva essere già bello e pronto, con gli oltre 50 pezzi rimasti fuori da No Line On The Horizon? E poi che fine hanno fatto le canzoni riflessive ed intimistiche acclamate dal leader della band? Forse non vendevano abbastanza?
I momenti ilari finiscono quando ad Haiti la terra scuote non solo le case, ma anche la coscienza degli artisti pop (che chissà dov’erano mentre la popolazione era già sottosopra economicamente ben prima della catastrofe), e tra questi, ovviamente, Bono e The Edge, i quali non si tirano indietro componendo e registrando per l’occasione un nuovo brano: “Stranded (Haiti mon amour)”, flaccida canzone presentata dal vivo con il ‘prezioso’ contributo di Jay-z e Rihanna. Speriamo che si tratti del disco più venduto nella carriera di Bono. Lui ne sarà contento, i sopravvissuti di Haiti un po’ meno, ma è già qualcosa. L’occasione comunque è troppo ghiotta per The Edge, che non può esimersi dall’esprimere il suo parere sull’ormai fantomatico nuovo album degli U2, facendo, letteralmente, vibrare i polsi dal terrore ai fans: «Ci stiamo chiedendo noi stessi cosa vogliamo fare e non lo sappiamo ancora. Abbiamo ancora molto da lavorare sul materiale in nostro possesso, nonostante il suono sia magnifico». Aggiungendo qualche giorno dopo, in occasione della presentazione del film Brothers di Jim Sheridan per il quale gli U2 hanno donato la loro “Winter” (uno dei pezzi esclusi da No Line), che stanno ancora «decidendo se far uscire l’album prima del nuovo tour oppure lasciarlo lì per un pò». Il che, tradotto, significa che il nuovo album (che a questo punto potrebbe anche non chiamarsi più Songs Of Ascent) potrebbe uscire fra due mesi o tra dieci anni. Bella storia.
Da amanti della musica, da amanti di ciò che gli U2 furono e nella speranza di ciò che potrebbero ancora essere. Tutti noi, speriamo che questo nuovo album esca prima o poi, ma che soprattutto si tratti di un lavoro serio e di qualità. Non importa se con influenze elettroniche (che furono rinnegate solo dieci anni fa all’epoca di All That You Can’t Leave Behind) o folk, come suggerito dal chitarrista con il copricapo perenne, l’importante è che la band irlandese smetta di ragionare come un’industria, la finisca di fare ridicoli proclami e false promesse e che ricominci a lavorare come un gruppo musicale con il cuore. In quel caso forse riusciremo a risentire qualche canzone degna di questo nome.
Articolo del
25/01/2010 -
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