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E alla fine tutti felici e contenti. Il sardo con un mini pony in testa (scuderia Maria De Filippi, resa ancor più forte dal ritorno a “casa” di Maurizio Costanzo) vince il festival della Sora Ceciona. Secondo posto irritante e farsesco per il trio di inetti (scuderia RAI, ovvero impiegati dell’azienda pubblica). Terzo posto per il gorgheggiatore folle Mengoni (scuderia Simona Ventura). Le potenze, per niente oscure, vengono dunque a galla e imprimono il marchio ad uno spettacolo che, nell’ultima serata, dà il peggio di se dalla fine delle 10 esibizioni in poi. Accade di tutto.
La Sora Ceciona è sempre più “de casa”. Orrendi i vestiti. Orrende le gaffe. Orrendi quei cartoncini dietro ai quali si nasconde il nulla autorale. Salgono sul palco le maestranze che contano, dopo che Antonella “Dee Snider” Clerici ha passato in rassegna in platea, un numero cospicuo di “VIP” che approfittano per fare marchette dei loro prossimi programmi in RAI. Il lecchinaggio nei confronti del direttore altissimo è stucchevole. Viene premiato un capo qualcosa per oltre trent’anni di fedeltà RAI, mentre viene ignorato un orchestrale che da quaranta consecutivi partecipa a Sanremo. Prima viene invitato tra “loro”, poi a prendersi il premio è quell’altro. Una sorta di lumacone in plastica rifinita.
C’è un omaggio molto postumo a Michael Jackson. Le solite immagini da DVD del centro commerciale, poi un balletto a tre, guidato da Travis Payne, il coreografo dell’artista scomparso. Nulla di che. Le solite mosse-marcetta, datate e fuori dal tempo. La Ceciona è ansimante. Si dice emozionata come se Michael fosse davvero accanto a lei. Certo! Poi fa una richiesta chiedendo il passo “moonwalkER“.
Arriva la Cuccarini a presentare il suo musical il “Pianeta Proibito”. Vestita solo con una grossa chitarra, si muove in sincronia con le splendide immagini proiettate sullo sfondo. Grandissimo effetto ma quelle canzoni riadattate chiedono vendetta. Ceciona, invece di parlare del musical, la butta sul doppio senso. La chiama “topolona”, gli guarda il culo, e per ben due volte gli chiede cosa pensano i suoi figli… come se la Cuccarini avesse appena lasciato la strada e il fuoco al secondo palo a sinistra. Un po’ imbarazzata risponde che “è arte” e che i figli lo spettacolo lo conoscono a memoria. Zero alla Ceciona.
Che diventa spaccato quando entra all’Ariston una grande dell’R&B com Mary J. Blige. L’annuncia per circa 4 volte come “Mary G. Blaige”. Ricicla una domanda fatta il giorno prima alla Lopez. Cosa vorresti ancora per te, un saluto e sul finire la frase simbolo della finale: le dona dei fiori e le dice “Sanremo Flowers”. Spettacolo e grandi risate nel mio salotto, dove il gruppo d’ascolto è fornito di bestemmie, improperi, cartoncini per pronostico, pizza pazza, bava alla bocca.
La stupida gallinacea per la decima volta in cinque giorni, chiede al nano capoccione del maestro non so che, di risentire la sua opera numero 7. Ovverosia il furto ad ‘Hoppipolla’ dei Sigur Ros. Lo stacchetto tanto celebrato che NESSUNO in una settimana si è degnato di sottolineare non essere ORIGINALE. Vergogna!
All’annuncio degli esclusi i notri vetri si appannano. I pronostici “saltano”. Come i nervi degli orchestrali. Al Televoto non crederò mai. Neanche se un giorno venissi invitato dentro la “stanza” dove vengono raccolti tanti denari e appunto i voti. I tre finalisti sono decisi. Parte un altro televoto. Il salasso al contribuente non ha fine. Nella lunga attesa che decreterà il vincitore c’è spazio per il “fuori luogo”. Tre accorati lavoratori di Termini Imerese vengono invitati a raccontare la loro sofferenza e i loro desideri (un altro figlio, un futuro migliore…) da quel tricheco di Maurizio Costanzo, che qualche istante prima si è reso protagonista di una sua personale marchetta, ricordando un nuovo programma RAI. Ma è mezzanotte passata. Pensare di risolvere un problema così grave in 5 minuti, in piena notte, dentro un festival (infarcito di pubblicità), è cosa svilente e avvilente. La demagogia costanziana non muore mai. Punto più basso quando, guarda caso, viene data la parola a Bersani, prima, e a Scajola dopo. Contestazione e applausi. Enorme figura di merda.
La banda dei Carabinieri. L’esibizione del vincitore della categoria giovani. Tale Tony Maiello, vestito come un barista del centro, con una canzone allucinante per pochezza e banalità. Mengoni chiede scusa (!), dice “mi dispiace” prima di esibirsi. Scanu a 19 anni ha già una paresi facciale, quel ghigno sadico è scolpito. Il trio di inetti (SECONDI CLASSIFICATI) ci crede fino alla fine. Ripescati e contenti. La frittata in nome del DIO audience è fatta.
Cosa rimane degli altri sette finalisti? Alla fine il pezzo più gettonato rimane quello di Cristicchi. Un furbo medley di un pezzo degli Stadio (il ritornello), un parlato caparezziano, un testo attuale (!) e tanto divertimento (!). Arisa sembra la Marchesini quando interpretava la ragazza “e siccome che sono cecata”. Dai torna a casa da mamma. Irene Grandi col pezzo del Bianconi-Baustelle era data per favorita. Ma anche qui tra Modugno e i Beatles, di originalità davvero pochissima. Da dimenticare la sua scarsa porpensione alla femminilità. Irene Fornaciari era data per favorita. Un pezzo languido e tristissimo trainato dai capelli (finti?) del cantante dei Nomadi. Malyka Alalane Ye Ye Mah, vince il premio della critica. Nessun riconoscimento “materiale”. Annunciata, chiamata e rispedita in camerino. Abbiamo appreso che i figli di X Factor sono tremendamente stonati e poco preparati (clamoroso il fuori le righe Mengoni, che si crede Prince ma senza essere nato a Minneapolis) lo testimonia anche la voce fuori registro di una spaesata contadinotta come Noemi. Povia veniva dato per favorito. Lui ci ha creduto molto. Ma vuoi per la presenza di Masini del giorno prima, vuoi che i non udenti non sono poi così tanti, è stato segato senza pietà.
Il tentativo di svecchiare il festival rendendolo pasto appetitoso per un pubblico più giovane, nei numeri, è sicuramente riuscito. Ma il marchio RAI rimane impossibile da cancellare. Occultismo e mistero. Piattume intellettuale e pastelle fatte in casa. Rimaniamo distanti anni luce dai “modelli” d’oltre Oceano. Rimaniamo seduti sul divano a pensare che era da tempo che non ridevamo così tanto. Un sabato sera diverso. Molto diverso.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
22/02/2010 -
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