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Se non l’avete ancora visto, guardatelo. Basta digitare su Youtube le paroline magiche “Hitler” e “Sanremo”. E compare un video, opportunamente sottotitolato, in cui il defunto messia di Satana s’indigna per l’ennesima sbobba che la Rai, anche con i soldi del mio canone, ha messo in onda la settimana scorsa. Molte verità vengono dette dal divertente Hitler di Youtube, innanzitutto su quel capolavoro di ipocrisia che è stata la deplorevole “Italia amore mio” del malefico trio Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici. Già, perché Pupo canta di credere “nel sentimento che ci unisce intorno alla nostra famiglia”, lui, che qualche anno fa aveva mostrato a tutta l’Italia (amore suo) il proprio ventennale menage à trois con l’amante Patrizia e la moglie Anna (amori suoi). E poi, la mancata Sua Altezza Reale che dice “al mondo e a Dio, Italia amore mio”? Lui, proprio lui, spudoratamente lui, che nel 2007 chiese insieme a paparino 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio (170 babbo, 90 il figliol avido). Lui sul palco dell’Ariston, lui che a ottobre 2009 dichiarava a Barbara D'Urso durante un’ineffabile “Domenica Cinque”: “Ho provato la droga, mi ha salvato la famiglia”. Anche un altro principino, Morgan, l’ha provata, s’è scusato di averlo detto, ha promesso di disintossicarsi, ma sul palco dell’Ariston non c’era. C’erano invece nel parterre Bersani, Pierluigi, non Samuele, e Scajola, fischiati generosamente dal pubblico, rappresentanti di un mondo che nell’ultimo anno s’è distinto per “soldi e coca sul comò”, come ha avuto l’impudenza di ricordare agli Italiani lo scarsamente votato Simone Cristicchi, ultimo degli ultimi, con 16.031 televoti, il 2,48%: forse perché è proprio vero che gli Italiani voglion vivere “tutti felici e contenti / ma disinformati sui fatti” (eppure è strano arrivare ultimo, uscendo per Sony). E si sa che proprio dal Parlamento è tracimata l’ondata di indignazione per le dichiarazioni di Morgan che hanno portato alla sua esclusione da Sanremo.
Ma il principino sul palco sì e Morgan no, sul palco come Franco “naso d’argento” Califano, che ha fatto i Sanremo 1988, 1994, 2008 senza che nessuno (giustamente) gli dicesse nulla, perché la vita privata è una cosa, la dimensione artistica un’altra. Un principino che ha diverse somiglianze con alcuni plebei. Innanzitutto col plebeo Pupo, nome d’arte di Enzo Ghinazzi “duca di Sticazzi”, come lui stesso ha elegantemente dichiarato a “Striscia la notizia”: il principe vincitore di “Ballando sotto le stelle 2009”, il secondo presentatore su Rai Uno (ehi! La stessa rete che trasmette Sanremo!) nel 2005 de “Il malloppo” e di “Affari tuoi”, il gioco dei pacchi, nel 2009 de “I raccomandati”. Squadra Rai, insomma, Emanuele Filiberto e Pupo. E titoli rivelatori per il Ghinazzi, dato che nel 1984, come da lui raccontato alla solita “Striscia la notizia” (ma l’aveva già ammesso nel 1992), pagò 75 milioni di lire dell'epoca per ottenere il 4° posto finale in classifica, comprando schede su schede del Totip, che svolgevano il ruolo che oggi è del televoto. Oggi lui smentisce, ma la signora Brina Scala, titolare del call center riminese Telemarketing Brifyo Service afferma: “L’anno scorso ho avuto diverse richieste per comprare i televoti a Sanremo. Si è rivolto a noi anche qualcuno che quest’anno a Sanremo ha superato le zone calde e si è posizionato in una zona particolarmente alta…”. Pupo ha smentito, ripeto. Ma o Povia (quarto) o lui: altri recidivi dello scorso Sanremo non ce ne sono. E certo l’andamento del televoto, in questo verminoso Sanremo, fa nascere qualche sospetto: eliminato il trio nella prima serata, risorto grazie al ripescaggio, sabato sera alle 23.12 vincitore virtuale del Festival con 212.482 voti, pari al 32,95%; poi, nell’ultimo televoto, racimolatore di soli 1.300 voti, superato da Valerio Scanu (un call center migliore?). Strani alti e bassi.
Ma torniamo al principino, trombato l’anno scorso alle elezioni nonostante “Ballando sotto le stelle” e la candidatura nell’Udc, mica nel Movimento Monarchico Italiano, e alle sue affinità con alcuni plebei. Perché c’è anche questa. Che il paparino Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia (non sto scherzando, ha davvero tutti questi nomi) era iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621 con l'annotazione "dormiente" (cito da Wiki). La P2, per chi non sapesse, aveva come finalità “la sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale italiano” (sempre Wiki. E i tribunali). “Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio”. Vabbé, che c’entrano i padri con figli? Già. Però c’è un però. Sorvolo sul più famoso iscritto P2. Ne citerò un altro: tessera 1819, Maurizio Costanzo. Toh! Lo stesso appena rientrato in Rai dopo 25 anni a Mediaset, che la settimana scorsa ha condotto il question time “Sanremo? Parliamone”. E che adesso conduce, toh!, il talk show “Bontà vostra”, presentato al grande pubblico (toh!) durante “Ballando sotto le stelle”. E si dice che il prossimo anno presenterà anche (toh!) “Domenica In”. Tra l’altro, largo ai giovani.
Ma, come sapete tutti, Maurizio Costanzo negli ultimi dieci anni è diventato il signor De Filippi, marito di Maria dal 1995, funestastrice e peggioratrice degli italici costumi con meraviglie come “Uomini e donne”, “C'è posta per te” e “Amici”. Già, “Amici”. Che l’anno scorso fa vincere a Sanremo Marco Carta e quest’anno Valerio Scanu. Certo, “Amici” ha il merito di aver resuscitato il divismo. Cosa che in tempi di crisi le major apprezzano molto e che non è un male in sé. Lo diventa se i bimbiminkia che smanettano sul cellulare per far vincere i beniamini (se non sono stati i call center) sono stati diseducati scientificamente alla buona musica: “Per tutte le volte che...” è una immonda lagna che assomma tutti i peggiori luoghi comuni della tradizione sanremese, tanto quanto “Italia amore mio”. Qualsiasi brano sia coverizzato nei talent show, poi, subisce questo trattamento melassante: ché, evidentemente, non è un bene che qualche nota disturbata alligni nei cervelli e nei cuori dei ragazzini. Ché magari succede come a quel ragazzino di forse dodici anni che su Youtube smanetta sulla sua chitarra elettrica “A sangue freddo” del Teatro degli Orrori (digitate “Teatro degli Orrori” e “cover” e sbalordite). Ma è così che funzionava una volta: il mercato e i media ti mettevano a disposizione sia Pupo (eh, c’era già allora…) sia i Sex Pistols. Erano nuovi tutti e due, nel 1978. Solo che potevi vederti in prima serata tv sia l’uno che l’altro. Sulla Rai. E scegliere. E nel 1979 poteva succedere che venisse fatto un concerto di raccolta fondi per Demetrio Stratos, il cantante degli Area, un gruppo che non ha mai visto una hit neanche col binocolo. E che la Rai lo trasmettesse. C’era Sanremo anche allora. Ma non solo quello.
Oggi invece abbiamo Sanremo e i talent show. E basta. Ci sono Mtv, vero, e Dee Jay Tv. E ci sono Myspace e Youtube. Ma a che serve tanta scelta se non sai cosa cercare? Se quando hai 12 anni i tuoi unici punti di riferimento sono Trl e “Amici” e “X-Factor”? Credi che il mondo sia quello. Se un ragazzo “non si sente alla radio” perché “c’è un altro mondo alla radio”, dove sono “tutti conformi”, come cantano i Tre Allegri Ragazzi Morti nell’ultima, splendida “Mina”, crede di essere lui quello sbagliato. Crede che sia giusto essere conformi, non diversi, ché già quando sei adolescente hai il terrore di sentirti diverso, fuori dal gruppo: facile giocarci sopra. Allora riflettiamo su quanto ha detto Morgan tempo fa, annunciando il suo disimpegno da “X-Factor” nella famosa intervista a “Max”: “Il fatto che me ne vada alla fine toglierà un peso di dosso a tutti. La tv è fatta da gente cattiva. Tipo la De Filippi. Cattiveria intesa come sete di potere, di numeri, di soldi e pubblicità. Un capitalismo sfrenato che ha perso di vista qualsiasi senso dell'esistere. Ha fatto cose cattive anche contro di me, lo sai? Ora che Berlusconi ha infarcito la Rai di scagnozzi, la De Filippi comanda pure lì”. Ecco. Viene il dubbio che sia stato fatto fuori più per questo che per il peana al crack. Perché questo è il punto peggiore. Peggio dei presunti brogli. Il modo in cui la De Filippi ha trasformato la percezione della musica, trasformando lo scontro generazionale che accompagnava ogni innovazione in una pantomima farsesca per cui gli allievi protestano contro i professori del suo show, ma proponendo contenuti più vecchi e innocui ancora. E in uno spettacolo solo televisivo, dove il personaggio conta più della musica che esprime. Dove il plagio regna sovrano: “Dentro a ogni brivido” di Marco Carta sembrava unire scandalosamente “Simbiosi” di Meg e “Panama” di Ivano Fossati; “Per tutte le volte che” di Valerio Scanu parrebbe sospettosamente simile a “Tu e così sia” di Franco Simone. Per Mengoni, vincitore di “X-Factor”, si parla, più modestamente, di plagio dal suo ex nume tutelare Morgan. E poi via, tutti gli altri. Una pappa già digerita e insapore per chi non conosce il gusto delle cose. Un po’ come sempre, direte. Ma ci sarebbe da dire che due anni fa la Berté è stata eliminata per questo. Mentre oggi succede che la trasgressione al regolamento dilaga.
Rockol ha riportato le proteste di Pippo Landro, fondatore e general manager dell’etichetta indipendente New Music, che afferma nell’ordine che 1. “Mesi” dei Broken Heart College sarebbe “un plagio, una copia spudorata” di “Beautiful Soul” di Jesse McCartney. E non sono stati squalificati. 2. la canzone sanremese “Dirsi che è normale” di Nicolas Bonazzi sarebbe già comparsa sul MySpace dell’artista come risulterebbe da un’intervista pubblicata addirittura nel novembre del 2008. 3. per gli indipendenti non c’è più spazio in tv, né a Sanremo, né fuori. “A X Factor, per gli indipendenti, non c’è spazio: quello è monopolio della Sony. Ad Amici, lo stesso. E allora che faccio, se tra le mani ho un giovane di grande talento da proporre? Se non posso portarlo a X Factor, ad Amici o a Sanremo, e se i primi due occupano spazi anche al Festival, che altro mi resta da fare?” Per cui se “ancora cinque anni fa arrivavamo ad avere il 30 per cento del mercato, oggi – se escludiamo la Sugar – siamo sotto lo 0,5 per cento. Finisce lo scouting, finisce la ricerca di talenti, finisce il mercato”. 4. “Abbiamo avuto Tangentopoli, abbiamo avuto Vallettopoli, forse è l’ora di fare Musicopoli. Sono pronto a fare nomi e cognomi”. Quando? “Quando avrò chiuso bottega”. Bel clima.
Insomma, call center o scontro generazionale tra bimbiminkia e vecchietti adoranti la retorica patriottarda e ipocrita di Pupo ed Emanuele Filiberto che sia, quello che questo Sanremo mostra con più spudoratezza degli altri è il sistema marcio che sta dietro a quel che resta del business musicale. E che, lungi dal resuscitarlo, finirà per strangolarlo definitivamente. Non a caso c’è sempre più musica nelle nostre vite, ma ha sempre meno importanza. Perché acquistarla, allora? Anche i bimbiminkia crescono. E smettono di comprare. Smetteranno pure di scaricare. Pure illegalmente. Paradossalmente, come ha notato acutamente un mio amico su FB, l’immagine simbolo della piduizzazione de filippesca della musica ce l’ha fornita lo stesso Sanremo nelle sue ore finali: “Il Savoia, i carabinieri, il tenore. Il famoso golpe da operetta”. Quaranta anni fa abbiamo avuto il tentato golpe Borghese. Poi si è capito che basta impadronirsi dei media per controllare la gente e tirare fuori il peggio che è in lei. Adesso vogliono rubarci anche quel che resta della musica. Con i soldi del mio canone, però. Allora, alla retorica del pubblico sovrano, del “bisogna dare alla gente quello che vuole” rispondo che mi può anche stare bene un Sanremo sempre più indegno e indecoroso, ma in cambio voglio sei puntate in prima serata di varietà musicale condotto scritto e presentato, che ne so?, da Dente, dai Baustelle, dagli Afterhours. Ma in ogni caso, per carità di Dio, abbiate il buon gusto di levare il televoto. Decidete voi chi deve vincere, nominate una giuria di veline, politici, tronisti e altre mostruosità, ma non chiamate in causa il pubblico sovrano. Perché se la gente ha questi gusti infami, preferisco gli si tolga il diritto di voto. Bisogna anche meritarsele le cose nella vita. In fondo, anche gli asini ragliano versi d’amore. Ma mica vincono il Nobel.
Articolo del
27/02/2010 -
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