Indie 17 Giugno 2008

18° Festival di culture e musiche del mondo

Festate 2008 si propone come un grande viaggio attraverso i continenti, le musiche, le culture e i popoli, con un’attenzione particolare alle regioni del Sud del mondo e dell’Africa. Due serate di festa, di musica, di incontri, di colori e di gioia collettiva che hanno il sapore di una rievocazione degli antichi riti propiziatori del solstizio d’estate, quando nell’antichità, tra canti, danze e libagioni, si festeggiava l’avvento della nuova stagione. La 18° edizione di Festate ha per titolo Il mio canto libero… ed è ispirata a quei giovani che quarant’anni fa, in ogni angolo del pianeta, con la forza dirompente della fantasia, del gioco e di una libertà di espressione prima d’allora sconosciuti, scoprirono la libertà sessuale, si fecero crescere i capelli, impazzirono per il rock, cominciarono ad amare la trasgressione; e manifestarono per la pace, contro la guerra in Vietnam. La musica beat divenne subito una sorta di inno alla libertà, capace di svecchiare una società immobile sulle sue tradizioni, contrariata da tutto ciò che rappresentava novità e cambiamento. La musica come linguaggio universale assurse a strumento di lotta e di emancipazione, la voce stessa e la colonna sonora di quella travolgente spinta libertaria. Musica rigorosamente dal vivo, vibrazioni abrasive, colori acidi, chiome e basette esagerate, minigonne e fumo, sesso e imprudenza, e soprattutto il rigetto di ogni forma di autoritarismo, furono gli ingredienti di una rivoluzione dolce, non violenta e appassionata; probabilmente il più grande movimento planetario di trasformazione.
La diciottesima edizione di Festate 2008 non intende aprire l’album dei ricordi e delle nostalgie, quanto evocare un evento che ha portato una ventata innovativa nella mentalità collettiva; una vera rivoluzione culturale, le cui idee portanti, di pace, di equità, di solidarietà, di libertà, di autodeterminazione, di democrazia sono valide oggi ancor più di ieri. A quarant’anni dal 1968, ci sono ancora dei musicisti e dei gruppi musicali che fanno della musica uno strumento per affermare quei valori irrinunciabili.
Su questa traccia, sintetizzata nel titolo Il mio canto libero… (che evoca il titolo di un’indimenticabile canzone di Lucio Battisti) è atteso dunque un grande Festival, che si propone di riaffermare, attraverso la musica, i valori della cultura e del dialogo fra i popoli, nel segno (e nel sogno) di una grande utopia condivisa: l’incontro tra civiltà, lingue, culture e religioni, all’insegna della pace, della libertà, dei diritti civili; per raccontare (o, meglio, evocare) miti, tradizioni e musiche dei popoli del mondo. Sono in programma, nelle due serate di Festate 2008, sei concerti, che annoverano alcuni tra i grandi protagonisti del panorama della world music internazionale. Partenza il 20 giugnocon gli Urs Karpatz autentici quanto inossidabili rom di origine ungherese, ucraina, e rumena, sono tra i migliori interpreti della musica zigana. Ma non si tratta di folklore. Il gruppo ha infatti saputo creare un proprio stile che fonde antichi canti zigani con una sensibilità e un’attenzione al repertorio moderno. È una musica senza frontiere, la loro, tracciata nel solco di una grande tradizione, nella memoria dei grandi maestri scomparsi, fedele al grande crogiuolo di culture e di musiche che si estende dall’Europa centrale ai Balcani, fino al nord dell’India. Nella stessa serata seguirà il leggendario protagonista che nel 1969 al Festival di Woodstock, fu il primo artista a salire sul palco:Richie Havens. Quel giorno continuò a suonare fino a esaurire tutto il proprio repertorio, improvvisando infine una versione di Motherless Child con l’aggiunta della parola “freedom”; un brano che divenne rapidamente un successo planetario. La fama di Havens iniziò nella scena folk del Greenwich Village, lo stesso contesto in cui emersero musicalmente artisti come Joan Baez e Bob Dylan. Per oltre quattro decenni di carriera, e con oltre venticinque album incisi, Richie ha usato la sua musica come mezzo per trasmettere messaggi di fratellanza e di libertà personale. A chiudere la serata l’esplosivo cocktail di musiche pop, jazz e rap di una band multietnica di 12 musicisti formatasi nel quartiere parigino di Barbès: un angolo d’Africa all’ombra del Sacre Coeur: L’Orchestre National de Barbes, dove le musiche, le lingue, i profumi e i cibi del vicino e medio Oriente si mescolano. Nel vasto mondo della world music il rispetto profondo per le tecniche e le tradizioni dimostrato dall’Orchestre, pur utilizzando basso e batteria ed irresistibili piccoli riff e groove, è un fatto quasi unico. Feste di paese e adrenalina urbana si mescolano in un cocktail innovativo, che non è fusion, bensì un modo di incollare pezzi di identità culturale e di coinvolgere chiunque lo desideri nel divertimento. Sabato 21 giugno aprirà la serata Maryam Akhondy internazionalmente nota per essere stata membro della Schäl Sick Brass Band, che ha vinto diversi awards, è una cantante di Teheran con una formazione classica e studi di canto presso l’Accademia delle arti della capitale iraniana. A causa della difficile situazione degli artisti in Iran, nel 1986 si è trasferita in Europa, e vive da alcuni anni a Colonia. Ha studiato il ‘radif’, lo speciale sistema musicale iraniano, si è affermata come una delle migliori cantanti del suo paese.
Akhondy ha fatto del riportare la musica femminile tradizionale iraniana in pubblico, una sua ragione di vita. Per anni ha raccolto canzoni. Con queste canzoni ha voluto dare una voce alle donne persiane, che non erano presenti in concerti, festival o teatri con le loro canzoni theri. “Banu” (nome persiano per designare una donna di rango) è una sorta di “spedizione musicale” nelle differenti regioni e culture dell’Iran. Dall’Iran alla Nigeria del musicista Tony Allen, che con oltre sessanta dischi incisi, per Brian Eno è ”il più grande percussionista che sia mai esistito”, è una leggenda vivente. Già direttore musicale della Fela Anikulapo Kuti’s band dal 1968 al 1979, è stato uno dei creatori, con lo stesso Fela Kuti, dell’afrobeat music, esplosiva miscela di yoruba music, jazz, ritmi funk e percussioni africane, che catalizzò l’attenzione del mondo intero attorno al movimento di africano per i diritti civili negli anni settanta. La sua musica è rigogliosa, figlia del più ragionevole incontro tra l’afrobeat e le sonorità più moderne come il funk, il jazz e l’elettronica. La chiusura del Festival è tutta all’insegna dei “nostri” Almamegretta che sono l’anima migrante di Napoli. Dub, reggae e canzone popolare sono gli stessi esplosivi ingredienti che nel corso degli anni novanta decretarono lo straordinario successo di questa band, che ha saputo gettare, tra mille contaminazioni, un ponte tra Napoli e Londra. Dal 1991 ad oggi gli Almamegretta hanno conosciuto numerose trasformazioni, divenendo una sorta di collettivo musicale e artistico aperto alle più svariate e innovative forme di collaborazione. A Festate presentano la loro ultima fatica discografica, Vulgus (Sanacore Records/Edel), l’album con cui la formazione ribadisce, se mai ce ne fosse ancora bisogno, tutto il potenziale creativo e emotivo, incrociando i guantoni con i pesi massimi d’oltremanica, Massive Attack su tutti.

PROGRAMMA

Venerdì 20 giugno 2008
Urs Karpaz – Romania
Richie Havens – USA
Orchestre National de Barbès – Francia Algeria Marocco

Sabato 21 giugno 2008
Maryam Akhondy – Iran
Tony Allen – Nigeria
Almamegretta – Italia

Biglietti: Venerdì 20 giugno: fr. 15.– / € 10.(Sconto di fr. 5.– abbonati CdT) Sabato: entrata gratuita
I concerti si terranno a partire dalle ore 20.30 in Piazza del Municipio a Chiasso.
Per informazioni
Ufficio Cultura, Via Dante Alighieri 3b – 6830 Chiasso
tel. +4191.6950914 cultura@chiasso.ch www.chiassocultura.ch/festate

Prevendite:
Cinema Teatro
Via Dante Alighieri 3b – Chiasso
Da lunedì a venerdì 9.00 – 12.00/ 14.00 – 17.00
Tel.+41.916950914 – www.ticketcorner.com
Mendrisiotto Tourism
Via Lavizzari 2 – Mendrisio
Da lunedì a venerdì 9.00 – 12.00/ 14.00 – 17.00
Sabato 9.00 – 12.00