Tenia
10 brani massicci ma allo stesso tempo graffianti nelle parole in italiano che si susseguono scivolando su una musicalità ruvida come la pietra. Non è un lavoro semplice perciò il rischio di esagerare e scadere nel banale è molto alto.
- Artista
- Nausea
- Etichetta
- AssoBlackout/Santa Valvola
Negli anni ’80 Nausea (da pronunciare “Noisia”) era il nome di una fondamentale crust band americana che contribuì al consolidamento del genere. Oggi invece gli emergenti Nausea vengono da Prato e si sono messi in testa di proporre qui da noi, nel Paese, un genere complicato da portare avanti, ma, forse proprio per questo, desiderato da molti.
Stiamo parlando dello “stoner” i cui punti di riferimento (Kyuss e Queens Of The Stone Age), assieme ai più “metallici” Melvins, sono le band da cui questi tre giovani toscani carpiscono l’essenza musicale contaminandola con altri generi come il grunge, il noise e l’hardcore.
“Tenia” è il loro primo full-lenght: 10 brani massicci, possenti, ma allo stesso tempo graffianti nelle parole in italiano che si susseguono scivolando su una musicalità ruvida come la pietra. Naturalmente non si può non affrontare il discorso su come la lingua italiana si accosti ad un genere tipicamente americano come questo. I Nausea ci provano puntando esclusivamente sulla qualità musicale delle singole parole senza, almeno sembra, un ricercato senso logico. Leggendo qualche titolo (“Suicidio di Mass-Media”, “Kamikaze Surf”, “Il Tentecolo”, “Defecatio Isterica”, Honoris Nausea”) si capisce che i tre giocano molto con l’effetto “gore” delle parole usate, discorso che viene confermato una volta ascoltati i brani da frasi come “Sono incinto di me stesso abortirò” o “Lo stomaco ha un buco dentro ci vomito”. Non è un lavoro semplice perciò il rischio di esagerare e scadere nel banale è molto alto.


