Graduation Ceremony
Il poliedrico artista statunitense si dimostra capace di farci uscire dal limbo del trambusto quotidiano e di accarezzare i nostri pensieri attraverso un viaggio sonoro mistico-evocativo che fa della delicatezza la sua forza.
- Artista
- Joseph Arthur
- Etichetta
- Megaphorce
Quello di Joseph Arthur è un ruolo difficile da ricoprire. E’ pittore e scrittore, è stato lanciato nel campo musicale da un certo Peter Gabriel, ha un profondo legame umano ed artistico che lo lega a Michel Stipe e nel 2010 ha preso parte al progetto Fistful Of Mercy assieme a Ben Harper e Dhani Harrison. Se non bastasse tutto questo a far incuriosire le nostre orecchie potrebbe farlo ”Graduation Ceremony”, ultima fatica del poliedrico artista statunitense. L’album fa perno sulla delicatezza: quella armoniosa degli arrangiamenti minimalisti e quella struggente della voce di Arthur che ricorda in alcuni punti Jeff Buckley. Nessuna ondata violenta, il mare è calmo e l’acqua accarezza la spiaggia cancellando le orme del trambusto giornaliero. Se questo disco fosse un momento della giornata sarebbe certamente il tramonto, il momento in cui il tempo si dilata e non si è più nella giornata e non ancora nella nottata. Le atmosfere rarefatte poggiano sulle corde della chitarra, la batteria è un orpello mentre il pianoforte e gli archi servono a dare ulteriore spessore al tessuto musicale che la voce di Joseph Arthur intreccia nel corso dei dodici pezzi di questo disco. “Almost Blue” è uno degli episodi più riusciti: semplice, ti si cuce addosso levando via i pensieri con la stessa facilità con la quale fa toccare con mano una malinconia in cui si riflette comunque una certa speranza. “Someone To Love” invece è una carezza poetica che in alcuni tratti è decisa e in altri, quasi impercettibile, sfiora appena la pelle ma va dritta all’emozione. In “Face In The Crowd” si passa dalle parti del ‘gospel’ con i cori del ritornello che trasmetto un non so che di spirituale, dopotutto l’album inizia con un titolo emblematico: “Out On A Limb”.
Joseph Arthur tenta di farci uscire dal limbo attraverso un viaggio mistico-evocativo che mette a nudo i nostri pensieri con una semplicità disarmante per ricordarci che, dopotutto, “Love Never Asks You To Lie”.


