Indie 25 Agosto 2011

Trump Harm

I 31 Knots sono bravi e a dimostrarlo ci sono quindici anni di carriera ma il glitch rielaborato dal del trio di Portland difetta di quella immediatezza presente nei loro precedenti lavori.

Artista
31 Knots
Etichetta
Polyvinyl Records

I 31 Knots sono bravi e a dimostrarlo ci sono quindici anni di carriera ma quest’ultima fatica del trio di Portland non è certo una manna dal cielo. Se ”Trump Harm” è un album indie che non scade mai nella banalità c’è da aggiungere che non ha punti di forza notevoli. Il disco non è poi così facile da assimilare: se ”Middle Ages” fa fatica ad entrare in circolo, ”Onanist’s Vacation” o ”A Lot Can Tell” prendono subito senza troppi complimenti. L’elettronica fa capolino in tutti i brani e l’asse basso/batteria ha sempre un ruolo centrale. ”Stand Up” col suo ritmo serrato è certamente il pezzo meglio riuscito che equilibra un po’ la linearità pop alla ricerca della complessità alternative. Il gioco dei rimandi sarebbe troppo lungo: sicuramente i Clash e qualcosa dei Beatles ma gran parte delle ambientazioni sono tra il glitch anni Settanta nella prima parte e Jesus Lizard e Don Caballero nella seconda.
Sicuramente non è un asso nella manica questo disco, non conquisterà le folle ma nemmeno gli estimatori e questo è il pericolo più grosso. Resta comunque ineccepibile la tecnica ma se vogliamo la quadratura del cerchio dobbiamo tornare a “A Word Is Also A Picture Of A Word” del 2002.