Punk… Not Diet!
Questo "Punk… Not Diet" stupisce e meraviglia per la maturità raggiunta nella composizione...
- Artista
- Giardini di Mirò
- Etichetta
- Homesleep/Sony
Dopo i fasti del giustamente acclamatissimo “Rise And Fall Of Academic Drifting”, gli emiliani Giardini di Mirò tornano con un album per alcuni versi addirittura migliore del debutto, difatti questo “Punk… Not Diet” stupisce e meraviglia per la maturità raggiunta nella composizione, nelle trame strumentali che dipingono soffici acquerelli rilassati arricchiti talvolta da
un’elettronica minimale che lega assieme il suono; il tutto supportato da un cantante regolarmente inserito nella formazione (nel debutto due brani erano cantati da Matteo degli Yuppie Flu).
Anche se non si è per forza amanti sfrenati del post-rock, è impossibile non farsi trascinare dagli arpeggi e dal groove cinematografico di canzoni che mescolano richiami bucolici a tensioni urbane, fornendo vibrazioni dolci e malinconiche che si mescolano alle tinte grigie della metropoli (non è importante specificare quale). Il brano che fa si che il secondo disco batta il primo è “Connect The Machine To The Lips Tower”, suite di otto minuti tra sussurri noise e contaminazioni psichedeliche che lasciano poi la scena ad arpeggi e pulsazioni elettroniche. Non c’è niente di sbagliato, arrangiamenti perfetti, sovraincisioni e arricchimenti poco ingombranti e usati solo come cornice; il gruppo dimostra così di sapersi muovere senza problemi tra le varie contaminazioni delle quali è oggetto la loro musica.
Ecco, confermate le teorie già espresse due anni fa nel debutto, questo “Punk… Not Diet!” sposta ancora più in alto il coefficiente medio qualitativo dei Giardini Di Mirò, ormai consapevoli dei propri mezzi e consci della strada da prendere, considerando che hanno già scritto una pagina importante della nuova musica alternativa italiana.


