Magic Trix
Probabilmente l'artista non punta a strabiliare da un punto di vista cantautoriale quanto piuttosto da quello del ritmo e dell'originalità degli arrangiamenti. La sensazione è che abbia tutti i mezzi ma poi non si applica più di tanto.
- Artista
- Xenia Rubinos
- Etichetta
- Trovarobato/Audioglobe
L’esordio discografico di Xenia Rubinos, newyorchese di origini portoricane, è un disco che non lascia del tutto convinti. Anche dopo svariati ascolti, la sensazione è che risulti ripetitivo e che alla base non ci siano molti spunti compositivi.
Probabilmente l’artista non punta a strabiliare da un punto di vista cantautoriale quanto piuttosto da quello del ritmo e dell’originalità degli arrangiamenti: non compaiono infatti chitarre elettriche ma esclusivamente una batteria (spesso distorta), un basso e delle tastiere.
Un uso massiccio e armonizzato delle voci, inglese e spagnolo le lingue utilizzate, un approccio alla forma canzone che punta a creare un pop underground tra il lounge club e l’easy listening: forse sono queste le carte vincenti di ”Magic Trix” – questo il titolo del disco. E in effetti cambiando angolo di lettura, alcune cose buone le troviamo e riescono anche a entrare nella testa dopo un po’ di ascolti: si pensi ad esempio all’opening track Help o a episodi come Hair Receding e I Like Being Alone – per restare nel territorio dell’inglese – oppure a Ultima, che utilizza l’idioma spagnolo.
L’album però, oltre a presentare brani un po’ troppo simili tra loro come impostazione e scrittura, ha anche una serie di momenti decisamente infelici come ad esempio Pan y cafe e le reinterpretazioni delle due canzoni tradizionali Aurore de Mayo e Cafe con leche; e considerando che i brani del disco sono dodici, nel complesso la sensazione che si ha a disco finito è quella della perplessità. Pitchfork ha dato a questo album 7.8. Noi rimandiamo la simpatica Xenia Rubinos a Settembre con il seguente giudizio: è intelligente ma non si applica più di tanto.


