Down the Road
Devo confessarlo e premetterlo: sarò parziale.
Amo Van Morrison svisceratamente, lo amo incondizionatamente, lo amo da sempre; da quando, cioè, sono capace di intendere e di volere la musica.
- Artista
- Van Morrison
- Etichetta
- Universal
Devo confessarlo e premetterlo: sarò parziale.
Amo Van Morrison svisceratamente, lo amo incondizionatamente, lo amo da sempre; da quando, cioè, sono capace di intendere e di volere la musica.
Lo amo per la sua voce inconfondibile, lo amo perché è capace, con pochi semplici ingredienti, di creare un suono che riconosci al primo accordo. Lo amo perché è sempre uguale a sé stesso eppure sempre diverso. Lo amo perché la sua musica scalda il cuore. Sempre.
Ho un po’ sofferto per alcune sue – irrituali – incursioni in generi limitrofi (da ultimo, il rock’n’roll del lavoro con Linda Lee Lewis), eppure gli ho perdonato tutto. Van è Van!
Circa vent’anni fa ebbi la fortuna di assistere a un suo concerto a Napoli. Era già imbolsito, con la voce non al massimo, un po’ sciatto – nei movimenti e nella interpretazione impastati di Guinness. Eppure quel concerto è rimasto indimenticabile. Bastò che lui salisse sul palco, che attaccasse le prime note del suo inconfondibile rhythm’blues venato di soul perché il pubblico cominciasse il suo breve viaggio. Felice e grato.
Down the road è un classico disco alla Van Morrison. Brani r’n’b e ballate si susseguono senza cadute. Il piano, l’Hammond, il violino o i fiati sempre ben presenti, la voce che graffia e scalda sempre e comunque.
Da segnalare, fra gli altri brani, una versione stracciacuore di Georgia on my mind e una Evening shadows nella quale suona il clarinetto il jazzista inglese Acker Bilk, autore della musica del brano (le parole sono di Van). Ma il disco va ascoltato, e riascoltato, tutto insieme, tutto d’un fiato. Lo ripeto: Van è Van. Prendere o lasciare. Io prendo. Lunga vita a Van the Man!


