New Releases 16 Novembre 2006

Love Is My Religion

Il primogenito di casa Marley, con un disco che cerca "dolcemente" di rompere le convenzioni della musica reggae degli ultimi anni

Artista
Ziggy Marley

Dal precedente e “confuso” lavoro (Dragonfly – RCA Victor 2003), in cui il più noto dei figli di Bob non sapeva bene dove mettere le mani, sono passati tre anni durante i quali Ziggy pare essersi decisamente schiarito le idee. Come nel precedente disco, non si getta a testa bassa nel jamaican reggae più puro, ma come gli altri suoi fratelli (cresciuti come lui per lo più lontano dall’isola caraibica) cerca, partendo dalla propria, di ispirarsi a ben più di una cultura. A differenza di Damian che come altre giovani leve (e non solo) pesca molto nel groove americano dell’hip hop, Ziggy resta più tribale, più genuino e inserisce nella sua musica un velo di folclore internazionale. Ne è un esempio, l’uso della chitarra classica distribuito sapientemente in tutto il disco, che spicca in brani come Into The Groove e Beach In Hawaii. Oppure l’uso del flauto nella bellissima Make Some Music, che, come la chitarra classica, arricchisce la sua musica di una atmosfera calda e genuina, che una volta tanto (e finalmente!) ci porta lontano dagli USA.
Ovviamente inutile pensare che non si tratti di un disco reggae con oltretutto un pezzo ska (Black Cat), però è sicuramente un disco “dolce”, ricco di sentimento che cerca di lasciare da parte la solita rabbia e boria con cui ultimamente si stanno caratterizzando tutti i cantanti del genere. Lontano dai ritmi incalzanti del ragga e della soca che stanno andando di moda tra i compositori più gettonati, Ziggy ci riporta nella dimensione più “dolce” del reggae senza però voltarsi indietro. Dodici brani che consiglio a tutti quelli stufi del solito reggae degli ultimi anni e soprattutto a chi non ne può più delle contaminazioni con l’hip hop.
Un unico piccolo difetto: un odioso riverbero sulla voce, che ogni tanto compare e che fa molto “Tomorrow People”.