Italiani 5 Agosto 2014

Afterhours live @ Piazza del Duomo – Prato, 25 luglio 2014

Un’estate che sembra un novembre inoltrato – però senza addobbi natalizi nelle vetrine – certo non aiuta le rassegne estive, quei bei concerti di piazza dove dopo il tramonto il pubblico può finalmente respirare, dopo una giornata di afa, con birra alla mano e buona musica.

E a ragion del vero durante l’attesa per gli Afterhours, sotto un cielo pratese che promette acqua da un momento all’altro servirebbe quasi un vin brulè a scaldare la situazione.
Il pubblico non è quello delle grandi occasioni per vari motivi oltre le dense nubi che fanno da cornice a Piazza del Duomo. Il gruppo di Manuel Agnelli & Co. sta portando in giro da qualche mese il suo tributo autocelebrativo Hai paura del buio, manovra, soprattutto per alcuni fans di vecchia data, un po’ troppo pretenziosa. Un altro motivo è che gli Afterhours sono uno di quei gruppi che da qualche parte, in qualche momento si è sentito, visto o incontrato.

Non è il mio caso e solo per sfortuna, non per scelta, quindi escludo tutto il contesto autunnale e la scarsità di pubblico per focalizzarmi su questo best of live del gruppo milanese. Perché questo è, il meglio della carriera della band che va da Hai paura del buio (1997) a Hai paura del buio (Reloaded) (2014). E da subito è bello l’equilibrio tra fiumi di suoni distorti, quasi disordinati – vedi ad esempio una rapida carrellata di pura energia come 1.9.9.7, Hai paura del buio, Dea, Sui giovani di oggi ci scatarro su e Lasciami leccare l’adrenalina, solo per pescare nel mucchio – e le ballate più intimiste, lente e malinconiche, che vanno da Voglio una pelle splendida, a Padania, passando per Quello che non c’è, Non è per sempre e incalzando un po’ il ritmo con Ballata per la mia piccola Iena.
Insomma, quello che si viene tracciando è un percorso a zig zag e impervio attraverso la maturazione di una band che ha fatto la storia dell’indie italiano, che è cresciuta, maturata…. Per poi rifare un salto indietro – con una mossa che sembra essere di puro marketing – agli inizi, come a rincorrere una gioventù passata.

Ma lasciamo un attimo gli sproloqui da parte perché nonostante pioggia a scrosci l’energia tra il pubblico c’era ed era palpabile, e non mancava neppure del resto sul palco. L’impressione però nell’insieme non è di attesa trepidante, di “evento”, ma piuttosto di buon artigianato, studiato, ben fatto, ma facilmente replicabile, niente di magico, solo una bella serata passata in piazza con gli amici.