Italiani 8 Aprile 2004

Buoni O Cattivi

Disco di grande impatto melodico, viscerale ed elettrico al punto giusto, album che rinnova la leggenda di Vasco Rossi…

Dopo la morte di Fabrizio De André ricade su Vasco Rossi una pesante eredità, quella della difesa degli emarginati, degli ultimi, di chi si sente diverso e non entra mai negli schemi preconfezionati del nostro vivere comune. E su questo atteso nuovo album lui non si lascia di certo pregare, assolve il suo compito con dedizione ed impegno, mostra una grande maturità compositiva e ritrova quello spessore melodico che si era perso nella semplicità eccessiva di alcuni brani di “Stupido Hotel”. No, questo disco si lascia apprezzare per intero, a cominciare dalla “title track” una ballata elettrica scritta con Gaetano Curreri degli Stadio, un brano oltremodo piacevole che stravolge nel testo le obsolete valutazioni morali di ordine corrente e fa riflettere quanti si affannano a dividere il mondo fra buoni dai cattivi , mentre invece esiste “prima il giusto o sbagliato da sopportare”. Il disco vede ancora una volta la produzione attenta di Guido Elmi in cabina di regia ed è stato registrato per metà a Bologna e per metà agli studi Henson di Los Angeles. Apprezzati musicisti americani come Vinnie Colaiuta (ex Frank Zappa ) Michael Landau, Michael Thompson e Stef Burns hanno dato il loro personale apporto ad un album che “suona” benissimo, che denota una unità compositiva sorprendente e che si lascia ascoltare per intero senza sbalzi di intensità o di vena creativa. Molto bella “Anymore” una ballata acustica dotata di un crescendo notevole e davvero proficua anche la collaborazione con Tullio Ferro su “Come Stai ”, “Hai Mai”, “Da Sola Con Te” e su “Non Basta Niente”, una canzone d’amore disincantata e struggente, nella migliore tradizione delle ballate di Vasco, di certo uno dei brani più riusciti del disco. “Cosa Vuoi Da Me” e “Rock and Roll Show” (quest’ultima con Maurizio Solieri alla chitarra elettrica) ci riportano al primo Vasco, animale da palco inaffidabile e impenitente, poco disposto a coniugare il verbo amare e le responsabilità di un legame. Indovinato anche l’impianto melodico di “E… “ e di “Senorita” , due “slow ballads” delicate e sognanti, ma “Dimenticarsi” è a dir poco fantastica con quel “Ho bisogno di te, un bisogno diverso, è che senza di te, io mi sento disperso” che ti entra nella testa, grazie anche alla perforazione cutanea operata dal basso ventrale di Tony Franklin. Il finale è lasciato ad “Un Senso” già inserito nella colonna sonora del film “Non Ti Muovere” e che si rivela un piccolo capolavoro, un inno dalla coralità innata, che contiene la “summa” della filosofia esistenziale di un Vasco sempre più disperato e poetico, con quel suo “ voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose un senso non ce l’ha”. Disco di grande impatto melodico, viscerale ed elettrico al punto giusto, album che rinnova la leggenda di Vasco Rossi: di uno come lui c’è sempre tanto bisogno.