David Is A Narcoleptic Man
“David is a Narcoleptic Man” è un sogno lisergico che ti prende sul momento ma di cui senti che non ne potresti fare a meno, tra balene, Jackie Kennedy, farfalle ed Andy Warhol
Che quel “David” del titolo si riferisca al grande genio del cinema David Lynch lo si legge nella cartella stampa del disco, certo, ma anche ascoltando semplicemente l’ album nella sua totalità sembra di essere catapultati in mezzo a strade notturne e fast-food americani di uno dei suoi tormentati film.
Gli ORANGE lem però sono italiani, italianissimi di Pesaro ma con lo sguardo puntato più oltremanica che oltreoceano, ed il loro ”David Is A Narcoleptic Man” – il primo lavoro sulla lunga distanza dopo tre EP di buon successo di critica e pubblico – rappresenta una bella favola surrealista e sottolineo autoprodotta che ci narra di favole, balene, disturbi del sonno, di Jackie Kennedy come di Andy Warhol: è come entrare in un sogno lisergico (”The Murmur Of A Distant Brook”) e poi risvegliarsi alle prime luci dell’ alba (la prima parte strumentale di ”Cinematronics”, che poi a me ricorda un po’ ”Let Forever Be” dei Chemical Brothers, solo più synthetica), quando i primi deboli raggi iniziano a penetrare nel buio della stanza e gli uccellini a cinguettare in modo armonico.
Questi pesaresi ci sanno fare e lo dimostrano anche stavolta, con nove tracce melodiche ed allo stesso tempo oniriche in cui la naturalezza fa da collante ed i riferimenti bibliografici e musicali rimangono a galla, dichiarati nel testo; come già detto prima l’ influenza è profondamente albionica, che spazia tra il beat degli anni ’60, il brit pop del nuovo millennio di ”My Orange Shelf” e quella foschia romantica di Morrissey in ”Geometric Woman”, il tutto condito spesso con una dose massiccia di elettronica (su tutte ”Jackie Kennedy”) che non straripa mai, e che alcune volte rende le linee melodiche addirittura più pompose come nella splendida ”House of Sleep”.
Qualche soffiata di originalità, naturalezza, spennellate di synth e riff azzeccati (la carezza vellutata di ”Toast To A Butterfly” a mio avviso rappresenta l’ essenza stessa del disco) sono la ricetta di questo sonno narcolettico che diventa quasi un bisogno ossessivo.


