Indie 1 Febbraio 2002

Dog Man Star

Progetto ambizioso quello dei Suede. E questo secondo disco sembra esserne una conferma.

Progetto ambizioso quello dei Suede. E questo secondo disco sembra esserne una conferma.
Sitar, violoncelli e sax si mescolano ad una timbrica ormai tradizionale del miglior power pop britannico. Metal Mickey e Animal Nitrate, sono i due biglietti da visita di “Dog Man Star”, non un semplice esercizio di stile, quanto piuttosto un mettere subito le cose in chiaro: qui si fa sul serio, o almeno, ci si prova. I Suede si cimentano per l’intera durata del lavoro a sondare il terreno: dal glam-rock di In Every Room A Heartache (cover dei Roxy Music) a This e che richiama il primo Iggy Pop periodo Stooges. Per il resto ci si può cullare in una lunga serie di ballate (Black Or Blue, The Two Of Us e Still Life). I limiti di questa nuova produzione potevano essere insidiosi: innanzitutto c’era da rimpiazzare Bernard Butler, il chitarrista transfugo, e poi da testare la prestazione del cantante Brett Anderson, sempre troppo tentato ad ispirarsi (o ad appoggiarsi) allo stile vocale e alle gesta di chi, come Bowie, è pressoché inimitabile.