Ambient/Elettronica 28 Ottobre 2011

Festival Internazionale del Film di Roma 2011

Come da tradizione i titoli più interessanti li troviamo per l’ennesima volta nelle sezioni collaterali L’altro Cinema – Extra e Alice nella Città...

Nonostante la polemica con il ministro Galan, contrario al finanziamento della kermesse romana da parte del proprio dicastero, la sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma ha aperto il 27 ottobre fino al 4 novembre i propri battenti come di consueto nella suggestiva area dell’Auditorium Parco della Musica, complesso architettonico realizzato da Renzo Piano.
D’altronde il festival di Roma è sempre stato accompagnato da polemiche, fin dalla sua prima edizione del 2006 (lo si accusava di svolgersi in un periodo troppo vicino con il festival di Venezia).
Un festival che a conti fatti non ha ancora le idee ben chiare nel trovare un suo identikit all’interno del circuito internazionale.
Polemiche a parte, sfogliando i titoli che andranno a plasmarlo, ci sembra che, anno dopo anno, si stia scegliendo una strada meno rivolta al glamour – pochissime star e red carpet, tra cui segnaliamo Le avventure di Tintin: il segreto dell’Unicorno di Steven Spielberg – e più invece all’anima popolare già presente nel progetto iniziale, quando il festival si chiamava ancora Festa del Cinema di Roma.
Spetta a The Lady, di Luc Besson, biopic su Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace nonchè leader dell’opposizione birmana, l’apertura del red carpet del Festival capitolino.

Sono quindici i titoli che compongono la rosa del Concorso ufficiale, storie prive di sussulti e di sorprese dal punto di vista del rinnovamento linguistico, almeno sulla carta, se si esclude Babycall, piacevole ritorno del norvegese Pal Sleutane dopo Posta celere e il curioso Poongsan del sudcoreano Juhn Jaihong da una sceneggiatura di Kim Ki-duk.
Sempre in Concorso segnaliamo i quattro italiani che ci rappresenteranno: Pupi Avati, Pippo Mezzapesa, Martina Spada e l’esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore/scrittore Ivan Cotroneo, con La Kryptonite nella borsa, basato su un suo omonimo romanzo scritto nel 2007.
Nel Fuori Concorso arriverà nella capitale Too Big To Fail di Curtis Hanson (L.A. Confidential) che mette in immagine la crisi finanziaria del 2008 e il fallimento del colosso americano Lehman Brothers, e i due grandi del cinema nostrano Roberto Faenza in trasferta americana con Someday This Pain Will Be Useful To You e Giuliano Montaldo con L’Industriale .

Come da tradizione i titoli più interessanti li troviamo per l’ennesima volta nelle sezioni collaterali L’altro Cinema – Extra e Alice nella Città, quasi due festival nel festival, capaci di camminare da soli, fiori all’occhiello di un evento culturale ancora non in grado di elevarsi tra gli spazi dei festival internazionali.
Imperdibili nella sezione documentari de L’altro Cinema – Extra a nostro parere ci sembrano Comic-Con: Episode IV – A Fan’s Hope di Morgan Spurlock (Super size me), From the Sky Down di Davis Guggenheim e Franca la Prima di Sabina Guzzanti, un omaggio alla comicità della nostra Franca Valeri. Sempre all’interno del grande contenitore Extra troviamo le Lezioni di Cinema di grandi autori: quest’anno non si dovranno perdere quelle del grande Michael Mann.
Per il cinema dedicato ai più piccini, quello della sezione Alice nella Città che ci riserva sempre delle piacevolissime sorprese, menzioniamo per lo meno l’ultima creatura dello Studio Ghibli: From Up On Poppy Hill, opera seconda di Goro Miyazaki.
Tra i tanti Eventi Speciali segnaliamo che Wim Wenders incontrerà il pubblico per parlare del futuro del cinema 3D e presenterà il suo Pina 3D, tributo alla sua amica Pina Bausch e al suo innovativo teatro-danza, anche se già visto all’ultimo Festival di Berlino.
L’excursus sul festival si conclude con Occhio sul mondo, quest’anno rivolto al cinema della Gran Bretagna, curato da Gaia Morrione, uno sguardo sulla produzione più recente del Regno Unito (ricordiamo almento Trishna di Michael Winterbottom) e una retrospettiva di capolavori del passato, Punks and Patriots, che ci ricorda già dal nome le due facce della stessa medaglia, di un cinema appunto irriverente e convenzionale come quello britannico.