New Releases 23 Ottobre 2026

Hen’s Teeth (Deluxe Edition)

Il catalogo di dischi pubblicati da Sam Beam si è arricchito di sfumature; tuttavia è auspicabile che il musicista tenga a freno il desiderio di cimentarsi nella composizione di pezzi ambiziosi, con eventuale eccesso di orpelli, tendenti al pop.

Artista
Iron & Wine
Etichetta
Sub Pop
Anno
2026

Il catalogo di dischi pubblicati in quasi venticinque anni da Sam Beam si è arricchito significativamente di sfumature e oggi la gamma di sonorità che caratterizzano l’ultimo album, “Hen’s Teeth”, si presenta vasta.

È consuetudine dell’artista in ogni sua opera donare all’ascoltatore gemme musicali sfavillanti. Qui i momenti riusciti non mancano, a cominciare dal primo brano, il trascinante “Roses” (che ricorda un po’ “Guess I’m Doin’ Fine” di Beck), con un suono denso, stratificato, in cui spiccano gli archi, i ricami di chitarra e la coda esuberante

“Robin’s Egg” si crogiola nella stessa pienezza armonica, con il contributo delle voci delle I’m With Her che fa deviare il disco su sentieri Fleetwood Mac / “Rumours”. È un bene? È questo che chiediamo a un album degli Iron & Wine?

In “Singing Saw” ci si addentra in area Crosby, Stills, Nash & Young; tutt’altro che sgradevole, certo, ma si ritorna alle domande delle righe precedenti.

Con “Defiance, Ohio” Beam si rimette in carreggiata. È uno degli episodi migliori, con la sua morbidezza jazzata che potrebbe richiamare alla memoria i Kings of Convenience di “Declaration of Dependence”.

Atmosfere raccolte contraddistinguono la dolce “Wait Up”, impreziosita dalle I’m With Her, e “Grace Notes”, che coinvolge ed emoziona con la sua tenera malinconia.

“Dates and Dead People” evoca Nick Drake; è bellissima e spiazza piacevolmente nel finale, un crescendo che si inerpica per strade ritmiche impreviste. La pacata “Half Measures”, ricca di fascino, ha un sapore d’altri tempi; potrebbe essere la riedizione di un classico del patrimonio musicale americano.

La “Deluxe Edition” ‒ evitiamo di azzardare commenti sulla riproposta, per quanto “espansa”, di un disco uscito sette mesi fa ‒ offre tracce extra che non entusiasmano. Alcune sono versioni acustiche superflue (“In Your Ocean”; “Grace Notes”, che eseguita in questa veste appare interminabile). Le tentazioni orchestrali (“Three Strangers”, “California Sober”) fanno compiere passi falsi; “Say What” pare scimmiottare James Taylor o Paul Simon.

Dovendo tirare le somme, l’ascolto di “Hen’s Teeth” (Deluxe Edition) dà conferma delle capacità di Sam Beam ma lascia pure la sensazione che talvolta il musicista abbia voluto strafare. Considerando il talento innegabile da lui dimostrato durante la carriera è auspicabile che tenga a freno il desiderio di cimentarsi nella composizione di pezzi ambiziosi, con eventuale eccesso di orpelli, tendenti al pop.

L’abilità di incantare per mezzo di brani proposti con uno stile disadorno è ciò con cui probabilmente si è guadagnato la stima del pubblico; di certo, non la ricchezza della sua tavolozza o la quantità di strumenti e di sfumature che è riuscito a inserire in una canzone.