Sub Pop
Severe Exposure (Deluxe Edition)
Recensiamo un po’ in ritardo la ristampa rimpolpata di “Severe Exposure”, secondo LP dei Six Finger Satellite, pubblicato dalla Sub Pop nel 1995 (al primo “The Pigeon Is the Most Popular Bird”, uscito nel 1993, era seguita una cassetta autoprodotta dalla band). Curioso incrocio che mescola sonorità elettroniche (Suicide, Kraftwerk) alle distorsioni e alle cadenze urticanti dell’underground americano di fine anni Ottanta/primi anni Novanta, “Severe Exposure” sfoggia una brillantezza che lo rende ancora accattivante, anche se di sicuro non offre musica composta per intrattenere piacevolmente l’ascoltatore.
With Trampled by Turtles
Abbandonati i vezzi sperimentali del precedente “White Roses, My God”, Alan Sparhawk torna a stregarci con la magia fuori dal tempo di “With Trampled by Turtles”. I ritmi sono lenti e ipnotici. Frutto di un lavoro corale, la musica suggerisce una partecipazione emotiva costante degli artisti in studio (Sparhawk è accompagnato dai Trampled by Turtles, band di Duluth), ed evoca le melodie malinconiche dei Low in più di un’occasione
Album di matrice folk, necessiterà di ascolti ripetuti per far superare la probabile impressione di immobilismo stilistico suscitata all’inizio.
Grim Iconic (Sadistic Mantra)
Il nuovo album di Justin R. Cruz Gallego, fra ritmi latini e sequenze musicali viscerali, uscito per la Sub Pop è il suo secondo lavoro in studio che rivela un interessante amalgama di sonorità derivanti da vari generi, i più prepotenti dei quali risultano essere i ritmi latini e il punk rock, ma con influenze di progressive rock e anche jazz elettrico. Si tratta di nove pezzi, alcuni brevi altri molto lunghi con suoni a volte viscerali, altre volte delicati; nel complesso una sorta di contrapposizione musicale, dove l’elettronica la fa da padrone, non solo per i suoni, ma anche per l’elaborazione del prodotto artistico finale
I Love You, Honeybear Demos, Etc.
Oggetto di particolari attenzioni da parte della critica specializzata fin dall’esordio del 2012 col nome d’arte Father John Misty, Josh Tillman (già musicista nei Fleet Foxes) ha da poco pubblicato un nuovo album (“Mahashmashana”). Di recente è stato ristampato il celebrato “I Love You, Honeybear”, in occasione del decimo anniversario dell’uscita, e la Sub Pop ha reso disponibile, solo in digitale, la raccolta “I Love You, Honeybear Demos, Etc.”. La scelta di diffondere bozzetti musicali è di solito discutibile, e bisogna ammetterlo: se non si nutre ammirazione sconfinata per l’opera di Tillman sarà difficile entusiasmarsi per i brani che compongono tale selezione
White Roses, My God
Non si tratta del primo album solista per Alan Sparhawk, ma è come se lo fosse. Infatti è il primo disco che incide dopo lo scioglimento dei Low, gruppo di cui faceva parte e soprattutto il primo lavoro che ha portato a termine dopo la morte di Mimi Parker, sua compagna di vita.
UltraCopacetic (Copacetic Remixed and Expanded)
Al di là delle perplessità “filologiche” provocate da operazioni del genere, la versione “Remixed and Expanded” di “Copacetic” dà lustro a sonorità indie-rock angloamericano dei primi anni '90 al 100%.
Metz – Up On Gravity Hill
"Up On Gravity Hill" è in definitiva immediatezza contagiosa, suono energico dal sapore Nineties su elementi sospesi tra frastuono e sogno, su visioni emozionali e personali abilmente immerse nel magma sonoro. Un disco dal sapore cinematografico con l'urgenza delle chitarre corrosive e selvagge su tappeti di riverberi, che ti entrano in testa e non vanno più via, mentre si attende che giunga il domani.
Light Verse
“Light Verse” esce a distanza di pochi mesi da “Who Can See Forever Soundtrack” e, se si conosce il repertorio degli Iron & Wine, non entusiasma. Non è un disco mediocre, però dopo ripetuti ascolti si stenta a trovare un brano che confermi la statura artistica di Sam Beam. Metà scaletta è abbastanza priva di personalità, e la malinconia soffusa, quando diviene maniera, stanca presto
Boeckner!
Cantante e chitarrista dei Wolf Parade, Daniel Boeckner esce con un EP in solitario in cui emergeil suo timbro vocale paragonato a quello che dipingeva le opere di David Bowie, per creare un album in cui l’ascoltatore riconoscerà la contaminazione di un Post Punk rivisitato per descrivere le note autobiografiche dell’autore, che raccontano il proprio linguaggio musicale e la voglia di manifestarlo al pubblico. Un piccolo viaggio nell’oscurità in un mondo Fantascientifico e immaginario che merita di essere ascoltato ed affrontato con curiosità
Sei date italiane per la band americana.
A sei anni dall'uscita su Sub Pop del loro terzo album "Cost Of Living", prodotto da Guy Picciotto (Fugazi), i Downtown Boys tornano in Italia con ben sei concerti in programma!