Kaputt
Da uno stakanovista della musica e cultore degli anni Ottanta non ci si aspetterebbe nulla di diverso da questo album. Dan Bejar si muove su di un terreno che conosce bene e questo garantisce la riuscita di Destroyer
- Artista
- Destroyer
- Etichetta
- Dead Oceans
Dan Bejar è uno stakanovista della musica, basti pensare che è coinvolto in almeno 6/7 progetti (tra i quali The New Pornographers e Swan Lake). La sua ultima fatica va sistemata sotto la voce Destroyer, il suo progetto solista che porta avanti dal lontano 1996 e col quale ha firmato 12 pubblicazioni tra LP, EP e musicassette, e s’intitola “Kaputt”.
Non si può parlare di questo album senza citare gli anni Ottanta. Il terreno su cui Bejar getta le fondamenta delle sue canzoni è sicuro e piuttosto riconoscibile. I synth rendono più corposi i brani, la voce è delicata e non potrebbe non essere così dato che la superficie sonora è ben circoscritta.
L’anima di questo lavoro si muove tra le ombre di Steely Dan (Chinatown) e soprattutto di Brian Ferry (Suicide Demo For Kara Walker di ben 8 minuti). In una scaletta di appena nove brani ma in cui tre di questi superano la durata dei cinque minuti c’è posto anche per la complessa e interminabile (11.28’) Bay Of Pigs da un tocco di ‘ambient’ che non guasta.
Il revival va di moda in questi ultimi tempi ma a differenza di lavori che non sono altro che una riproposizione di sonorità appartenenti a tre decadi fa, questo album gode di luce propria segnando un punto d’incontro tra passato e presente e mostrando una delle tante sfaccettature che fanno parte di Mr. Bejar.


