More
Il duo belga ha deciso di muoversi verso lidi più orecchiabili che uniscono frame ipnotici a trovate ritmiche dal sapore anni Ottanta che lasciano intendere un live coinvolgente.
- Artista
- Soldout
- Etichetta
- Flat Cat Records/Family Affair
Un anno di lavoro ha portato i conterranei di Tin Tin al parto di ”More”, un album essenzialmente elettronico, quindi in pieno stile Soldout, ricco di passaggi interessanti ed incursioni pop che rendono l’amalgama variegata e accattivante. Charlotte e David hanno messo alle spalle lo sperimentalismo di “Cuts” (2008) e l’esordio acerbo di “Stop Talking” (2004) per muovere verso lidi più orecchiabili che uniscono frame ipnotici a trovate ritmiche dal sapore anni Ottanta che lasciano intendere un live coinvolgente.
I synth fanno tutto il resto: danno profondità e di volta in volta sorreggono le peripezie vocali di Charlotte per poi oscurarle nei passaggi più sostenuti (Relics). La presentazione del disco è affidata in pieno agli arpeggiatori (Right Now e Wazabi), a sottolineare l’aspetto retro di questo album che si nutre dei paesaggi sonori di due e tre decadi fa ma non per questo risulta superato. Non è un passo in dietro rispetto alla scorsa pubblicazione, la preferita di chi sta scrivendo, piuttosto segna una presa di distanza da quanto fatto finora.
Nel complesso, “More” parte molto bene e poi va pian piano ad affievolirsi dal punto di vista musicale mentre da quello lirico rimane sempre in uno stato di tensione grazie ad una scrittura scorrevole e schietta che oscilla tra malinconia e sarcasmo e mette a nudo le vite dei due ragazzi belgi.
Ad ogni modo Charlotte e David hanno orecchio, infatti i tre singoli rilasciati fino a questo momento sono i pezzi che rimangono più a lungo nel labirinto mnemonico di chi ascolta, sono in tour in Europa e, con tutta sincerità, assistere ad un loro concerto non sarebbe certo una perdita di tempo.


