Italiani 12 Marzo 2011

Nelson

Dimostrando di avere superato brillantemente la crisi creativa annunciata qualche tempo fa, il cantautore astigiano ci delizia con questo nuovo disco originale, ricco, ricercato, surreale, ruvido e internazionale

Artista
Paolo Conte
Etichetta
Universal

A due anni da Psiche, Paolo Conte torna con il suo quattordicesimo album, Nelson, titolo-omaggio al suo amato cane – pastore francese recentemente scomparso, ritratto in copertina, in un dipinto realizzato dallo stesso chansonnier – e dedica alla memoria di Renzo Fantini, storico amico e produttore venuto a mancare nel 2010. Dimostrando di avere superato brillantemente la presunta crisi creativa annunciata qualche tempo fa, il cantautore astigiano ci delizia con questo nuovo disco – quindici tracce inedite – originale, ricco, ricercato, surreale, ruvido e internazionale, cantato in inglese, francese, spagnolo, italiano e napoletano.

In apertura Tra le tue braccia, ballata malinconica, sofferente, dolce e graffiante. Seguono Jeeves, swing di classe, ed Enfant Prodige, in lingua francese, languida e introspettiva. Clown, testo breve e parte strumentale importante, morbida, riporta alla mente la celebre Max. Nina, vellutata atmosfera, sonorità vagamente cubane e certamente carioca, evidenti e geniali nell’accelerazione finale. Galosce selvagge e Storia minima – in puro stile contiano, inconfondibile – convincono ed emozionano. Sorprende la brillante C’est beau, ancora in francese, cantata con Laura Conti e Jino Touche: estrema, elegante, sensuale, anni Ottanta, impreziosita da inserti sintetici che danno al brano quel colore in più, tanto armonico e apprezzabile. Massaggiatrice – sulla stessa musica di Enfant Prodige – offre immagini in bianco e nero, mentre la voce imponente e al contempo irregolare indugia, affascina, complice, e le note avvolgono, rilassanti. Sarah, in inglese, si fa amare, grazie all’arrangiamento perfetto, tra violini, voce rauca ed effetti elettronici, cambi di tempo e sensualità. In Sotto la luna bruna, grandioso divertissement, ancora violino e fisarmonica. Suonno è tutt’o suonno, in napoletano, onirica, intimista e sofisticata. Los amantes del mambo, in spagnolo, delicata e graziosa. Il singolo L’orchestrina, altro pezzo contiano d.o.c., allegro, furbo, gustoso. Chiude la ballabile Bodyguard For Myself, ripetitiva, ma comunque gradevolissima.

Testi, interpretazione, colori e immagini che non deludono. Forse non la prova migliore di Paolo Conte, tuttavia un disco decisamente godibile.