Classic Rock 27 Dicembre 2008

No End To Limitations

Le sonorità sono folk a stelle e striscie classico, prodotto con attitudine indie-rock e senza dimenticare la lezione di alcuni grandi canterburiani.

Artista
Manuok

Caso insolito di folkster americano pubblicato in anteprima da etichetta italiana, per di più veneta (la buona Macaco dei Grimoon). Homesleep e Wallace fanno proseliti. Un buon colpo per i colori nostrani. Anche perchè Manuok è un elemento più che discreto che non sfigura affatto dinanzi alla miriade di cloni di Will Oldham e compagnia. Le sonorità sono folk a stelle e striscie classico, prodotto con attitudine indie-rock e senza dimenticare la lezione di alcuni grandi canterburiani. Songwriting fortemente intimista e orientato al cantautorato tradizionale. Liriche appassionate e dall’evidente umore amaramente nostalgico. Un percorso rettilineo, talvolta reso obliquo da alcune intromissioni di batteria elettronica e incedere martellante di pianoforte “Warship”. L’America profonda viene a far visita all’Italia dunque, e porta con sè la solita nuvola di polvere, rumori e bevande da saloon, strade sterrate e filo spinato, zoccoli e carrozze.
Scott Mercado dedica “No end to limitations” al nonno (la cui voce compare su due tracce, “The day of” e “Introductions”) rendendo il lavoro ancor più intimista e sentito e confezionando l’album praticamente da solo, suonando quasi tutti gli strumenti di persona e mettendo a nudo la propria anima e i propri dolori. Le emozioni sono forti, ma non si tratta di una misera richiesta di pietà e dunque si lasciano apprezzare gli sforzi malinconici e le percepibili lacrime, che aumentano la percezione di un’atmosfera piovosa, autunnale, sbiadita e ingiallita ma non priva di sprazzi di sole. L’imperfezione della voce e della pennata chitarristica di Manuok lastricano di verità e sincerità il percorso, ben diretto da una produzione sottile ma intelligente, che distorce e ostruisce le ampie vedute e i larghi spazi sognati dall’autore.
Si sente l’esprienza pregressa del polistrumentista (che ha partecipato agli ultimi tour dei Black Heart Procession e collabora anche con i Devics) che non si lascia attrarre da inutili lungaggini e lavora bene sull’intensità, dosando bene le energie ma peccando di una discontinuità compositiva che non facilita l’alienazione richiesta.