Parallel Moments
Alieno da costrizioni di sorta che tendono a ingabbiare la fantasia compositiva dei musicisti coinvolti, è un viaggio senza una meta ben definita, vive di momenti fugaci e altri indimenticabili.
- Etichetta
- Babel Label
A volte i dischi sanno quando presentarsi da soli, il primo preso sulla pila di quelli ancora da recensire è di jazz. Inizia sulle dolenti note di un sax lamentoso e pochi conditi accordi al pianoforte. Perfetto, è la giusta colonna sonora per questo stormy monday. Il titolo è Longin, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, loro sono Raymond MacDonald e Marylin Crispell.
I due tirano fuori la loro insofferenza intima, il loro personale struggimento di vivere, attraverso queste note fantasma. Le atmosfere sono rarefatte e delicate, il tutto si svolge in questo territorio desertico in cui piano e fiati si passano il testimone ingaggiando sfide non violente ma molto accese.
Scale veloci, accordi martellanti in dissonanza e un dialogo serrato coprono gli undici minuti di Conversation. ”Parallel Moments” vive di luci e ombre, momenti molto ispirati e altri difficili da digerire, sulla lunga distanza si fa fatica a rimanere concentrati per un’apparente mancanza di strutture a cui aggrapparsi (Sun Song).
Insomma dimenticatevi il song-like format e abbracciate questa libertà compositiva un po’ ostica (Parallel Moments) in stile free jazz. Alieno da costrizioni di sorta che tendono a ingabbiare la fantasia compositiva dei musicisti coinvolti, “Parallel Moments” è un viaggio senza una meta ben definita, vive di momenti fugaci e altri indimenticabili.


