Paul McCartney sfata il tabù israeliano
“Shalom Tel Aviv”, “Chana Tova (buon anno agli ebrei), Ramadan Karim (buon ramadan ai musulmani”. Sono state queste le prime parole di Paul McCartney, salito sul palco di Tel Aviv, per uno storico concerto, atteso da 44 anni, organizzato all’Hayarkon Park. Davanti a un pubblico di circa 50mila persone, McCartney ha dato inizio al suo concerto con le note di “Hello Goodbye”, uno dei grandi successi dei Beatles. Poi ha proseguito con un lungo repertorio tra cui “Give peace a chance” (Date una possibilità alla pace) di John Lennon, esortando tutto il pubblico con un “make peace, make peace!” (fate la pace, fate la pace!). Le autorità dello Stato ebraico avevano invitato McCartney lo scorso febbraio a esibirsi in Israele, scusandosi per aver impedito ai Beatles di suonare nel Paese nl 1964: la musica del quartetto di Liverpool – all’apice della Beatlemania con il suo pubblico di ragazzine urlanti – venne considerata pericolosa per l’educazione dei giovani. La presenza di McCartney in Israele ha suscitato grande eccitazione. Non sono mancate le minacce da parte di radicali palestinesi che hanno accusato McCartney di essersi schierato, suonando solo nello Stato ebraico. Ma il cantante ha replicato durante la sua visita di ieri a Betlemme, in Cisgiordania. “Sono qui per dire che ciò di cui abbiamo bisogno è la pace in questa regione, una soluzione basata sui due Stati”, ha detto, all’uscita della Chiesa della Natività