Ambient/Elettronica 24 Maggio 2012

Quella casa nel bosco (The Cabin in the Woods)

Ovvero un frullato esplosivo di clichè, citazioni e battute furbe quanto il demonio..

Drew Goddard e Joss Whedon hanno letto, divorato, assorbito fumetti, serial tv, libri e film horror per metà della loro vita e dall’altra metà in poi ne scrivono. Bastava, insomma, leggere i loro curriculum per capire che Quella casa nel bosco non sarebbe stato un normale, banale, film dell’orrore.
I due autori di Buffy, Alias, Lost, Cloverfield e The Avengers (tra gli altri) dimostrano sin dalla prima sequenza del film di avere piena coscienza di quel che sarebbero andati a mostrare al pubblico nei successivi novanta minuti. Ovvero un frullato esplosivo di clichè, citazioni e battute furbe quanto il demonio; un’intera biblioteca di cultura pop rivoltata come un guanto e servita con irriverenza e continui colpi di classe: vedere (per credere) alcune geniali trovate di montaggio e il modo grottesco in cui vengono gestite le situazioni più seriose e tipicamente americane.

Una lettera di odio e (tanto) amore nei confronti di quella che, volenti o nolenti, è parte importante della nostra cultura, del nostro immaginario e della storia del cinema. Un film che gioca in continuazione con lo spettatore, spiazzandolo appena può e anche quando non può; un lungometraggio che avvia il proprio motore con tono fin troppo dismesso e conclude la sua corsa in un delirio di onnipotenza visiva e visionaria.

Non c’è molto altro da dire. C’è solo da vedere e da godere, soprattutto negli esplosivi e geniali ultimi dieci minuti prima dei titoli di coda. Quella casa nel bosco è l’evoluzione della specie, è, usando un termine hi-tec, post-modernismo 2.0.

VOTO: 4+/5