Radici
Musica, la sua, che spazia dall’elettro-pop al pop-beat. Ma soprattutto il lavoro di un artista a 360 gradi, avendo dato vita in carriera a progetti tra i più disparati.
“Radici” è il nome di una residenza per disabili mentali che si trova a San Savino (Riccione) i cui ospiti hanno scritto i testi del nuovo album di Franco Naddei, in arte Francobeat. E se le parole sono le loro, la musica ce l’ha messa lui. Perché il manicomio è una barzelletta, e lui il suo strimpellatore.
Come gli è venuta l’idea? Un giorno, durante un suo concerto, una ragazza gli si avvicina e gli fa: «Tu sei abbastanza fuori per fare qualcosa con noi.» «Grazie. Ma noi chi ?! ». E lei inizia a raccontare che lavora con i “matti”, in una struttura per disabili mentali dove – appunto – stanno cercando di scrivere dei testi per delle canzoni che vorrebbero mettere in musica.
Musica, la sua, che spazia dall’elettro-pop al pop-beat. Lui di mestiere fa il tecnico del suono e possiede uno degli studi di registrazione più importanti della Romagna (Cosabeat) . Ma soprattutto è un artista a 360 gradi, avendo dato vita in carriera a progetti tra i più disparati, inclusi reading, musicazioni di film muti e spettacoli teatrali.
Per “Radici” si è ispirato alla vita vissuta di questi poeti inconsapevoli, capaci di creare con le loro parole mondi onirici e surreali che evocano immagini taglienti, sarcastiche, commoventi, ma anche gioiose e divertenti nella loro ingenuità e immediatezza. Proiezioni che hanno ispirato anche i numerosi ospiti del disco, da John De Leo a Sacri Cuori a Santo Barbaro, e che terranno incollati anche voi al vostro lettore fino all’ultima delle 14 tracce. Per capire che la pazzia non esiste, e che in fondo, da vicino, nessuno è normale.


