Smother
Colpisce per la linearità degli arrangiamenti e per una morbidezza melodica quasi inafferrabile, che si lascia sapientemente guidare dalle voci dicotomiche di Hayden Thorpe e Tom Fleming
- Artista
- Wild Beasts
- Etichetta
- Domino
Smother, terzo album dei Wild Beasts (Hayden Thorpe, Ben Little, Tom Fleming e Chris Talbot) dopo Limbo Panto (2008) e Two Dancers (2009), è una congerie di sonorità espanse e di sintetismi crepuscolari. È alt-pop dilatato e diluito da fosche polveri timbriche, trasparenti e limpide melodie e riverberi artificialmente digitali.
Il disco si dipana seguendo armonie eleganti, sofisticate ed oscure, e avvalendosi di un tenue incedere che punta ad alternare refrain acustici a pattern più marcatamente sintetici. Smother colpisce per la linearità degli arrangiamenti e per una morbidezza melodica quasi inafferrabile, che si lascia sapientemente guidare dalle voci dicotomiche di Hayden Thorpe e Tom Fleming; la prima è più acuta, tenorile e spesso votata al falsetto, la seconda più pastosa e greve. I pezzi avanzano tra chitarre leggere, percussioni, synth, tastiere e piano. Lion’s Share è affidata alla plasticità cedevole di un piano, mentre Deeper, interpretata da Tom Fleming, si posa su un asciutto tappeto sonoro. Plaything si abbandona a un ritmo percussivo tribale, per poi lasciare il passo alla dolcezza decadente di Invisible. Venature synth-etiche e tastiere prendono corpo in Albatross e impulsi ritmici scuotono Reach A Bit Further. Il flusso di suoni giunge al termine con le atmosfere rarefatte e magnetiche di End Come Too Soon.
Smother è un album ipnotico, fatto di etere acustico, astrazione, contaminazione stilistica e semplicità compositiva, in grado di restituire delle godibili sonorità plastiche, magiche, decostruite e raffinatamente minimaliste.


