Classic Rock 5 Luglio 2006

The Drift

A ben undici anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo disco, e a 63 anni compiuti, Scott Walker si ripresenta al pubblico con uno degli album più dolorosi e più intensi che ci sia mai capitato di ascoltare

Artista
Scott Walker
Etichetta
4AD

Negli anni Sessanta era un “teenage idol” di un certa importanza, poi aveva deciso di farsi da parte e da allora in poi le sue incursioni sulla scena musicale sono state davvero rare. Adesso, a ben undici anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo disco, e a 63 anni compiuti, Scott Walker si ripresenta al pubblico con questo “The Drift”, uno degli album più dolorosi e più intensi che ci sia mai capitato di ascoltare in questa ultima decade. A metà strada fra canzone d’autore e musica contemporanea, brani come “Clara”, “Jolson And Jones” e “The Escape” si disinteressano totalmente degli stilemi della musica pop commerciale, intrecciano discorsi struggenti fra parole, suoni, rumori d’ambiente e grida soffocate, rivelano una traccia teatrale interna e una profonda consapevolezza delle storie drammatiche che raccontano, si dipanano in una serie di biografie di solitudine e di morte, colpiscono chi ascolta come il suono di una sirena d’allarme, bastano a loro stessi, si rifiutano di piacere. Le note di un pianoforte disegnano melodie presto interrotte, la voce è spezzata, talora affranta, e un inquietante minimalismo armonico copre lunghi tratti dell’album, ma poi all’improvviso viene come sopraffatto da eventi esterni, quali un jazz soprano lancinante ed indiscreto, una “piece” orchestrale di natura epica o ancora, da momenti di musica dodecafonica. Scott Walker canta di gente “alla deriva”, la sua voce dà un senso alla sofferenza, le note delle sue composizioni sono distaccate e dolenti, talvolta lontane, la sua musica – ora fragorosa ora silente e sospesa nel vuoto – è il regno dell’inquietudine, è la colonna sonora di un abbandono. Ascoltare questo disco è un’esperienza unica, quasi mistica, ma necessita un approccio particolare, fuori dai canoni del Rock generalmente inteso, dentro una musicalità più totale, che trova le sue radici nei corridoi stretti e contorti della psiche, si rivela ultimativa ed imponente, unica e sola sinfonia dei nostri tempi, visionaria ed allucinata espressione in musica del disagio di un’anima. Da ascoltare.