The Killers + Juliette Lewis live @ Arena di Verona – Verona, 8 giugno 2009
A quanto pare abbiamo finalmente trovato i degni eredi dei Queen. I Killers a Verona, in grado di riempire l’Arena dopo cosa, tre mesi dal concerto di Milano? Beh ce la fanno le grandi band, quelle che hanno spaccato. E chi ti trovi all’Arena? Vecchi e bambini, indie incalliti, un paio di nostalgici glam e qualche tardona. Basta questo a dare un’idea di come i Killers abbiano riempito una voragine nel cuore di migliaia di persone che le boyband avevano provato a riempire per breve tempo, e che ora trovano in questi assassini una nuova ragione musicale. I ragazzi di Las Vegas possono fregiarsi di cotanto onore. A che prezzo però? Sono dei venduti? Musicalmente come siamo messi?
Grande atmosfera sui gradini dell’Arena, ci vuole poco in una location così. Parte la “Ola”, si battono i piedi. Io me ne resto defilato, comodamente seduto e un filino curioso. Fare quello ortodosso e irriducibile mi da quell’impagabile aria da figo cui faticosamente si rinuncia. Apertura in mano a Juliette Lewis che con il suo nuovo gruppetto scalda decentemente la platea. Ha un’aria da anni Settanta molto evidente, con stras e brillantini e gioca spesso a fare la Janis Joplin del duemila. Non è comunque male e l’entusiasmo si sa, è contagioso.
I Killers attaccano a un quarto alle dieci sotto un cielo carico di nuvole? Pioverà? E’ in arrivo un temporale? La previsione si rivela ironicamente azzeccata, ma non dal punto di vista meteorologico. Il temporale è sul palco, e pure bello intenso. Un’ora e mezza di tuoni e fulmini accompagnati da cori e mani al cielo. I Killers sono veramente belli da vedere, travolgenti dal punto di vista sonoro e visivo e molto divertenti da ascoltare. Nel tempo a loro concesso riescono a mettere sul piatto praticamente tutti i pezzi fondamentali, quelli che li hanno resi famosi per capirci, da Somebody Told Me in poi, mantenendo sempre alto il ritmo e il coinvolgimento. Già, un po’ come i Queen, con quell’aria da sbregoni glitterati che tanto va di moda, un po’ emo e un po’ chic come ci si aspetta da una band di Las Vegas. Smetto di fare il sostenuto quando arriva l’ora di Shadowplay dei Joy Division, anche se è evidente che pochi la riconoscono. Idem per quanto riguarda il video di Bones di Tim Burton che passa sullo sfondo. Beh, essere universali vuol dire anche avere a che fare con chi non mastica pane e musica a colazione. E’ il prezzo del successo. Human e soprattutto Spaceman sono già dei classici: Day And Age è l’album della consacrazione, si dice così no? Beh facendo due conti mi sa che bene o male quasi tutti all’Arena lo conoscono a memoria. Bene anche Jenny Was A Friend Of Mine e Mr. Brightside ma il premio come miglior pezzo della serata spetta a All These Things That I’ve Done, un vero inno per la bolgia dell’Arena e indipendentemente dal live comunque un gran bel pezzo con un crescendo magistrale.
Conclusioni: un’ora e mezza di divertimento non si disdegna mai. Brandon Flowers ha una voce pazzesca e cristallina: sono molto contento che la parte popular della scena musicale attuale sia rappresentata da band come i Killers e non più da gentaglia costruita – interamente – a tavolino. Se proprio bisogna scendere a compromessi con l’irriducibile ortodossia di qualcuno, credo che questo sia il modo migliore. Mi è piaciuto e mi sono divertito e quando è inaspettato è ancora meglio.
SETLIST:
Human
Somebody Told Me
For Reasons Unknown
Losing Touch
Bling (Confession Of A King)
Shadowplay (Joy Division cover)
Smile Like You Mean It
Spaceman
This Is Your Life
A Dustland Fairytale
Sam’s Town
Read My Mind
Mr. Brightside
All These Things That I’ve Done
Bones
Jenny Was A Friend Of Mine
When You Were Young


