Venezia 69 – Cronache dal Lido
Anche gli italiani in concorso non sono da meno quest’anno, come l’esordio da solista di Daniele Ciprì con "E’ stato il figlio"..
La 69a mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia apre con The Reluctant Fundamentalist dell’indiana Mira Nair.
Uno dei primi grandi eventi è stata la presentazione del documentario su Michael Jakson, Bad 25 di Spike Lee il 31 agosto, lo stesso giorno di uscita nei negozi dell’album Bad di 25 anni fa.
Il regista dichiara che il motivo per cui ha deciso di girare questo documentario è stato per far voler emergere il genio musicale di Michael: “E’ il mio atto d’amore per lui. Da bambino volevo essere come Michael portavo i capelli afro come i Jackson 5. Quando è morto mi trovavo a Cannes per una conferenza. Tutti mi chiamavano per darmi la notizia e io non credevo a quello che mi dicevano, finchè non ho visto alla tv suo fratello che dava l’annuncio ufficiale. Ero anche imbarazzato, sul mio iPhone avevo scaricato solo un album di Jakson, Of the Wall. Allora sono uscito e ho acquistato tutto quello che c’era da comperare di Michael Jakson e per un anno ho ascoltato continuamente la sua musica“.
Terrence Malick delude invece con To the Wonder, un clone del suo predecessore The Tree of Life, il suo stile si replica e diventa presto maniera.
The Master di Paul Thomas Anderson uno dei film più attesi della mostra, è una delle pellicole più belle apparse al lido quest’anno, straordinari Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix nella parte dei protagonisti.
Un altro grande candidato al leone d’oro è Pietà di Kim Ki-Duk che torna dopo la pausa di tre anni, in seguito ad un incidente sul set di Dream che ha attentato alla vita di una sua attrice, cui ha fatto seguito una parentesi catartica di docufiction composta dai due film Arriang e Amen. Questo suo ultimo film procede imperterrito nel suo viaggio artistico intenso, eclettico e fuori dagli schemi.
Anche gli italiani in concorso non sono da meno quest’anno, come l’esordio da solista di Daniele Ciprì con E’stato il figlio, una grande commedia nera tutta all’italiana ambientata a Palermo, (ma in realtà girata a Brindisi), “Farò di tutto, se è necessario anche calarmi le braghe perché lo vedano in sala. E’ venuto proprio bene.” dichiara Ciprì, e fortunatamente sarà nelle sale a settembre. Con questo film Toni Servillo ci regala l’ennesima grande interpretazione, insieme a quella de La bella addormentata di Marco Bellocchio, presentato anche quest’ultimo in concorso alla mostra, e tra i favoriti per il leone d’oro con Anderson e Kim Kim-Duk.
Va segnalata anche la presentazione come evento speciale dello splendido documentario La nave dolce di Daniele Vicari, il regista di Diaz. Il film racconta l’approdo della nave Vlora nel porto di Bari l’8 agosto del 1981 con a bordo ventimila albanesi saliti con la forza nel porto di Durazzo. Il documentario trae la sua credibilità nelle dolorose immagini di repertorio con l’alternarsi delle testimonianze di coloro che vissero quei giorni. Ci convince e ci commuove.
Convince anche Après Mai di Olivier Assayas, che ci racconta la sua visione del sessantotto, navigando l’età incerta con una spinta vitalistica e un’autenticità dello sguardo che mira a superare il canone cinematografico storico- del sessantotto. “Un periodo storico che soffrì di troppi fraintendimenti“, per ammissione dello stesso regista, che ha voluto ribadire quanto l’arte declinata in forma musicale e dialogica, fosse parte di una riflessione globale.
Ora non ci aspetta che attendere il verdetto della giuria presidiata da Michael Mann.


