War Horse
Un doppio salto carpiato all'indietro verso un cinema ormai lontano, una poesia dei buoni (e semplici) sentimenti...
- Artista
- Steven Spielberg
- Etichetta
- Walt Disney Pictures
E’ difficile descrivere che tipo di film è War Horse. La storia di un cavallo? La scusa di Steven Spielberg per ripercorrere in modo originale la prima guerra mondiale (dopo averci ossessionato con la seconda) ? Forse si, forse no. War Horse è soprattutto una favola, una di quelle storie ad ampio respiro come non se ne vedevano al cinema dai primi anni ’90. War Horse è la versione equina in confezione deluxe di pellicole come Zanna Bianca e Forrest Gump, oltre che un rifacimento serioso dell’episodio Rosebud (L’orsacchiotto del cuore) de I Simpson (andato in onda – guardacaso – nel 1993).
Un doppio salto carpiato all’indietro verso un cinema ormai lontano, una poesia dei buoni (e semplici) sentimenti ed una splendida e commovente metafora sulle dolorose privazioni della guerra. Un filo conduttore animale che colpisce, paradossalmente, per la propria umanità: lotta, scalcia e corre via attraversando la follia animalesca degli esseri umani. Un bellissimo figlio di madre natura capace di animare le grigie lande di guerra nel momento più basso dell’uomo.
E quello dei colori è uno degli aspetti più riusciti dell’intero film: Kaminski ci regala l’ennesima superba fotografia, aiutato dagli spettacolari paesaggi che si susseguono scena dopo scena. Ma è su tutti i fronti tecnici che il film convince: a partire dal, solito, meraviglioso accompagnamento sonoro di John Williams; il quale, magari, non riuscirà più a (ri)produrre i temi che lo hanno reso famoso nei primi trent’anni di carriera, ma che quando c’è da toccare le corde più profonde del cuore resta inimitabile e insuperabile.
Insomma, Spielberg fa di nuovo centro a pochissimi mesi di distanza da Tin Tin peccando solo nell’eccessivo buonismo del finale. Ma, si sa, questo è il suo cinema.
Tutto sommato va bene così.
VOTO: 4/5


