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Ci voleva un'interrogazione editoriale. Per analizzare, mettere a nudo, provare a dare una risposta sul perchè BROOKLYN sia diventata nel giro di una manciata di anni, uno dei punti nodali della musica internazionale. Una sorta di centro di smistamento di sonorità ibride, originali, curiose, coinvolgenti e per questo capaci di attirare l'attenzione di media, produttori, case discografiche. Una nuova migrazione artistica sembra muoversi alla volta di uno dei cinque boroughs di New York che conta quasi tre milioni di abitanti. Come se fosse Roma dentro un'altra città. Quella stessa Brooklyn che i "nostri" rappresentanti chiamavano "Broccolino"? La stessa che veniva cantata dai versi di Walt Whitman? Quella narrata da Arthur Miller? La Brooklyn portata sul ring da Mike Tyson e tifata dai Dodgers? La Brooklyn masticata da ragazzini? Quella trasportata da 18 linee di metropolitana? La Brooklyn in bianco e nero di Woody Allen? Quella dei natali regalati ad Al Capone? La Brooklyn vista dalla prospettiva nera di Spike Lee? O quella cantata sulla strada sudicia da Lou Reed? No la nostra Brooklyn è quella dei TV On The Radio, dei nuovi loro protetti Dragons Of Zynth, dell'assoluta novità degli MGMT, dello shoegaze degli Ambulance LTD, del pop inscatolato e soffice delle Au Revoir Simone. Influenze caleidoscopiche, molti gruppi infatti sono nati in provincia e ora trasferiti a New York, si portano appresso la loro "cultura", il background di una giovinezza vissuto chissà dove. Dunque non un genere preciso ma un intreccio di stili e melting pot che è da sempre sintomo di ricerca, originalità e voglia di essere (possibilmente) diversi. E ancora i navigati Calla, i Black Dice, gli Asobi Seksu, i Clap Your Hands Say Yeah, i Dirty On Purpose (se vi garbano gli Yo La Tengo), gli eterei Edison Woods, i più noti Enon, il divertente punk dei Giraffes, i mai troppo incensati Oneida. Sono solo alcuni nomi saltati in mente su due piedi e dieci dita che testimoniano l'enorme fervore di una "zona" dentro una città da sempre fulcro nevralgico di mode, movimenti, scene, tendenze, rivolte culturali. L'elenco si arricchirà ancora, vedrete, e se non proprio come la seconda metà degli anni '70, torneremo ancora una volta a dover parlare di New York come della capitale della Musica. Quella ovviamente con la M maiuscola. In barba ai francofoni canadesi e ai bifolchi del Texas.
Vostro "Yo Non La Tengo" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
15/01/2008 -
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