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Festival di Sanremo
Al via il 58° Festival di Sanremo, fotografia dell'Italia peggiore
25/02/2008
di
Morrisensei <
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Stressati. Stanchi. Felici. Contenti. Cosa ci riserva ora il mondo musicale? Siamo stati troppo assenti? No. Siamo stati solo un po' lontani dall'odiato mainstream da autogrill e rotocalco. Da patine plasticate e stronzate a rimorchio. Lontani dalla solita stampa buonista. Che incensa per servilismo e favoritismo quello o quell'altro artista. In Italia la critica è diventata la NON critica. Una stretta di mano a tutti. Belli, buoni e brutti. Se ti mando un CD perchè dovresti parlar male del mio prodotto? Se ti mando un CD e prima ti scrivo una mail personale con mille salamelecchi, perchè poi mai dovresti parlare maluccio della nostra nuova next big thing? Affanculo. Prima cosa. La seconda riguarda i "concorsi" musicali. La partecipazione ad una selezione comporta l'accettare delle regole scritte ma anche accettare delle regole non scritte. Se un artista si mette in "gioco" deve conoscere assolutamente i rischi di quel gioco. Si può essere selezionati, si può essere scartati in prima battuta, in seconda, in terza, per il rotto della cuffia, per una manciata di voti, per un'inezia. Se magari ci sono alcuni "soliti" gruppi evidentemente è perchè quei gruppi sono (forse) più meritevoli, più bravi (lo vogliamo dire più bravi?) di altri. Del resto è sempre il "campo" e il tempo a dare l'ultima parola. Sali su un palco e suona. Fammi vedere cosa sai fare. Poi ne riparliamo. Basta pensare a complottoni partoriti attorno ad una tavola imbandita di leccornie. Basta con i sospetti. Chi merita va avanti. Chi non merità avrà un'altra occasione. Come nella vita. Grama quella dei sanremesi. Quante volte ne abbiamo parlato? Tante. Troppe. Questa volta diciamo solo: "ci fate veramente schifo". Può bastare per fotografare una parte dell'Italia peggiore. Rugginosa. Vecchia. Bavosa. Viscida. Strategicamente assservita solo al mero business. Come quella che spingono i network radiofonici mascherati da paladini della salvezza musicale italiana. Quelli che fanno "rock". Che lanciano pillole di storia della musica come se fossero Bignami in un cartoccio di fusaie. Che urlano che il rock così non c'è mai stato previa mandare a manetta Negramaro, Avril Lavigne e Ligabove. Un trittico di feroci bannati. Previa mandare in rotazione esasperante tutto il PEGGIO dell'alternative americano. Surrogati ridicoli di emo-pop-punk da due soldi. Affanculo ai ciuffi e ai network prezzolati. Riuscite ancora a ragionare con la vostra testa? O dobbiamo credere che il disco dei Black Mountain è il capolavoro degli ultimi 10 anni? Dobbiamo pensare con la testa di quei vecchi scriba barboni che appena sentono due strumenti strani aggrovigliati su se stessi, urlano al miracolo ricordando di quando in gioventù gli veniva duro? I facili entusiasmi (a me) urtano i centri nervosi. L'idea di non poter o non saper più selezionare. Consigliare. Indicare il meglio e il peggio. Il piattume del nuovo millennio. Tutti resettati. Tutti topi di laboratorio a farsi le seghe davanti a YOU TUBE. A scovare stupide chicchette da postare in stupidi blog da onanisti brufolosi. Uscite all'aria aperta. A cuore aperto. Siate sinceri. Sempre. E affanculo il resto.
Vostro "I Hate You" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
25/02/2008 -
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