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Festival di Sanremo
Apocalisse sanremese
3/03/2008
di
Morrisensei <
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Vi starete ancora chiedendo chi cazzo sia Giò Di Tonno. Lo so. Un pupazzo in lattice che mangia solo scatolette? Un noto padrino di New York? Un personaggio dell'albo "Geppo"? Un manovale di Trapani addetto alla tonnara? O semplicemente un cantante arrivato a miracolizzarsi sul palco cadaverico di San Remo? Le opzioni sono varie. Piuttosto: Lola Ponce chi stracazzo è? La sorella di Lola Falana? Un aperitivo lassativo? Una vamp dell'Intrepido? O semplicemente una cantante arrivata a materializzarsi sul palco geriatrico di San Remo? Ho avuto la fortuna di poter vedere la prima ora della finale. Con un tozzo di pane sullo stomaco ed un gateau di patate ancora caldo che arrancava nel tratto autostradale esofago-intestino. Ho visto l'apocalisse. Sotto forma di uno spettacolo degno di una sagretta di paesello. L'articolo "IL" a presentare il nulla. Una giuria di qualità (vi prego perdonateli/vi/mi) composta da eminenti nullità in campo musicale che sparava grosso per artisti che già 20 anni fa erano falliti. Ho assistito a Pippobaldo che dava dell'originale a Grignani, che di originale non ha neanche più i capelli. Ho atteso la splendida rentrée di Little Pony che è stato chiaramente omaggiato di una wild card per via della sua recente e superata (per fortuna) malattia al cuore. Ho pianto quando si è manifestato sul palco un sempre più giovane Toto Mela Cotogna. Le sue devastanti stonature mi hanno di colpo fatto digerire. Grazie. Poi una cantante sconosciuta, vestita come la piccola fiammiferaia terremotata, sussurrava un testo incomprensibile anche ai sensori di un radar atomico. Per la cronaca si trattava di L'Aura che ai più è sembrata voler copiare (pensa un po'!) tale Emiliana Torrini islandese che a sua volta ha passato la giovinezza a tentare di copiare Bjork. Ho saputo che i vincitori della ridicola categoria dei "giovani" sono stati due ragazzi col ciuffo definiti "acqua e sapone". La catena di prodotti per la casa in franchising sta già chiedendo i danni per immagine danneggiata. Mario Svenuti non sa più cantare. Sa solo palestrarsi la vena giugulare. Ma la sua canzone prende pochi punti. A favore della superstar del festival. La straordinaria meraviglia chiamata Anna Tremangelo. Stuccata come una parete della Cappella Sistina. A 23 anni ne dimostra con orgoglio 74. La canzone scritta dal suo caro compagno famoso è una delle cose più inenarrabili della storia della discografica tricolore. Un vanto dunque. Fabbbbrizio Moro arriverà terzo. Dicono che sia il nuovo Vasco Rossi. Bene. Paolo Mereguzzi dicono sia un cantante. Lo vedo e a me sembra un manichino dell'Upim, di quelli pieni di polvere nell'ultima vetrina lato lavori in corso. Il tempo giusto di vedere l'ennesima riproposizione comica di Verdone (sempre più patetico e stanco) insieme ad una Gerini fuori luogo (ma non fuori posto visto il legame con Zabaglione Francesco) per poter dire finalmente STOP. E mentre Piero Chiambretti, con le sue battutine del 1786, cerca di spalleggiare le due pupazze di pezza chiamate a fare da vallette, spengo disgustato e traballante. Rimane nella testa un'unica domanda: PERCHE?. Perchè siamo italiani dopo tutto.
Vostro "Onze, donze, trinze, mele, melinze, quali, qualinze, rif, raf, dieci" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
03/03/2008 -
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