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Sull'integrità artistica e fisica di un artista abbiamo discusso molto spesso sopra queste paginette. Sottolineando come lo sfacelo musicale e del corpo molte volte vada assolutamente a braccetto. L'integrità artistica è caratteristica difficile da mantenere negli anni. Figuriamoci mantenerla lungo trenta (o giù di lì). Un traguardo che ultimamente stanno raggiungendo molti "eroi" della nostra adolescenza. Traguardo superato da qualche anno - ad esempio - da Nick Cave che continua a mietere semi luminescenti della propria arte. Dire che l'ultimo lavoro con i Bad Seeds è un altro grande album di una carriera meravigliosa, è dire cosa buona e assai giusta. Squarci di psichedelia impazzita a riprendere il progetto mefistofelico a nome Grinderman. Musicisti assoluti che hanno da tempo vinto la battaglia contro il tempo. Il punto è sempre lo stesso: se si supera quella barriera, se la propria musica rimane attuale correndo temporalmente da un decennio all'altro, allora si valica la storia raggiungendo l'immortalità. Fate sempre questa prova. Ascoltate musica "vecchia", "datata", del "passato", anche di un passato recente, è "controllate" se quei suoni rimangono ancora oggi freschi, vivi, lucenti, trascinanti. Avrete così il risultato perfetto. Un discorso simile può esser fatto per i R.E.M., che a 28 anni dalla formazione, tornano con 'Accelerate' quattordicesimo capitolo di un'avventura a più facce. Dopo qualche disco narcolettico e narcotizzante anche Stipe e compagni si riprendono il passato. Che ancora gli appartiene. Una delle più grandi band partorite dagli Stati Uniti negli anni '80 (ribadiamo anni '80, per quel manipolo di stolti che pensa agli anni '80 come al decennio di Sandy Marton e Gazebo) produce un album tirato, cazzuto, che come aveva anticipato Michael Stipe conferma un "grande cambiamento". E conferma che i colpi di coda possono essere effettuati solo dai grandi gruppi. Che superano fisiologiche cadute di tono, momenti di stanca, problemi vari ma che prima o poi rimettono fuori il trono per sedersi comodamente a guardare gli altri dall'alto verso il basso. Negli ultimi anni abbiamo assistito a tanti/fantastici colpi di coda. Pensiamo ad esempio a Killing Joke, The Fall, American Music Club, Morrissey, Savage Republic, ed una serie di reduci illustri da varie epoche/scene/movimenti musicali per un elenco che potrebbe continuare per altre decine di righe. Tutto questo per dire che anche se la prima ora per un gruppo è sempre la migliore, che anche se gli esordi non potranno (forse) mai essere superati, che anche se trent'anni dopo non c'è più l'urgenza, l'istinto, la rabbia e la voglia di cambiare le carte in tavola e dunque il mondo, bisogna sempre dare fiducia ad artisti che il talento non l'hanno certo perduto. Perchè il talento, come ben sapete ormai, non si compra certo dal lattaio, in una scuola di musica o in edicola.
Vostro "Bobtail" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
19/03/2008 -
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