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Talking Heads
Gli stucchevoli plagi del nuovo deficitario millennio
8/04/2008
di
Morrisensei <
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Non copiare ma imparare. Dovrebbe essere più o meno questa la base di partenza di chi voglia fare musica. Non copiare dai maestri ma riuscire a coglierne l'attitudine, il percorso artistico, il lirismo poetico ove presente. Insomma il discorso è abbastanza chiaro. L'influenza di un artista verso un altro si (dovrebbe) tradurre in un geniale punto di vista da dove partire o ripartire per un'avventura nuova. La spinta. Lo stimolo. La traccia fondamentale che riesca ad indicare una strada da percorrere con il massimo della personalità e spontaneità. Così è sempre stato. Accade invece che, soprattutto nel nuovo deficitario millennio, la musica venga realizzata quasi esclusivamente con pratiche di riciclo industriale. Pseudo artisti, musica liofilizzata, preconfezionata, addirittura non suonata. Solo immagine. Accade altre volte che si finisca il percorso lasciandosi biecamente andare a velati e marcati plagi tanto stucchevoli quanto inverosimili. Perchè di plagi si tratta. Senza dover cercare un sinonimo che lenisca la forza della parola "PLAGIO". C'è chi canta e scrive come David Byrne e dunque Talking Heads (avete provato a contare quanti gruppi paghino dazio alle "teste parlanti"?), c'è chi ancora non si è stancato (forse giustamente) di riproporre l'unicità della genìa "velvettiana", c'è chi ha preso e fotocopiato il post punk inglese dandogli un ciuffo di modernità in più, c'è chi ha rubato le ritmiche punk funk newyorchesi di inizio '80 dandogli due colpi di lacca giusto per profumare di nuovo, altri ancora saccheggiano da tempo le poesie commoventi di indimenticabili artisti quali (ad esempio) Jeff Buckley ed Elliott Smith. Ma che cazzo di senso ha? Basta avere una voce solo lontanamente somigliante ad uno di questi monumenti per poter permettersi di scimmiottare, riprendere banalmente quelle "arie" miracolose, ergo plagiare? Basta essersi comprati la stessa chitarra di Tom Verlaine per poter credersi Tom Verlaine? Essere ispirati è un conto. Essere vittime del plagio compulsivo un altro. Non c'è più sofferenza. Non c'è più cuore. Non c'è più l'anima delle cose. C'è solo la pastoia da svendere in confezione deluxe. La furbata da dare in pasto alle giovani leve ancora troppo giovani da potersi prendere la briga di guardarsi dietro e comprendere da dove arriva la musica. Questione di biosfere. Di cosmogonia. Questione di curiosità. Basterebbe un briciolo in più di vera, autentica, passionale CURIOSITA' per aprire gli occhi e buttare nel cesso plagi e plagiatori. Diffidate gente. Diffidate.
Vostro "I hate everything" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
08/04/2008 -
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