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Classic Rock For Dummies
La sagra del pressapochismo nelle webzine musicali italiane
19/05/2008
di
Morrisensei <
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Mi è sempre rimasta in testa l'idea di farne una rubrica. Un'idea saltellante. Un andirivieni simile ad un tarlo. L'idea di fare una rubrica periodica sugli strafalcioni musicali trovati casualmente - e non - sul web e sulla carta stampata. Non so se voi altri lettori assidui fate caso e prestate attenzione alle castronerie solenni che ogni tanto (forse spesso) si trovano a zonzo e che hanno come protagonista l'informazione specializzata. Sui free press quotidiani è la sagra del pressapochismo. Monumentali stronzate figlie dei più virulenti copia-incolla unite a banalità e luoghi comuni, tutto nel nome dell'errore storico e ortografico. Non si salva nessuno. Locali che diventano gruppi. Nomi di artisti che da maschili si trasformano come per incantesimo in femminili. Date sbagliate. Provenienze incerte. Eppure dietro ad una scrivania, in una redazione, davanti ad un computer c'è un cuore che batte asmatico e una testa che pensa piena di segatura di qualità pregiata. Sul web poi si trova di tutto. Come in un frequentato mercatino delle pulci. Come a Porta Portese. Ecco il mondo delle webzine è un coloratissimo luogo dove tutti possono scrivere di tutto. Dove la musica è trattata molto spesso come si tratterebbe un chilo di asparagi o un piede di lattuga romana. Presa, imbustata e stuprata sopra una bilancia. A peso. E via un altro cliente. Tutti possono sbagliare. L'omissione, la dimenticanza, l'errore di battitura. Sono pericoli costanti che serpeggiano e si manifestano dietro l'angolo. Normale. Fa parte del gioco. Ma la sonora cazzata è diversa. La palese mancanza di cultura musicale nel bagaglio personale si riconosce lontano un miglio. Ma l'importante, sempre, è ostentare. Vantarsi di una conoscenza post concerto. Di un accredito. Di essere entrati nel backstage per vedere "lui" in mutande o ubriaco come una spugna. Ostentare il vacuo. Far parte del giro. Come da bambini con le figurine e i cugini. "Io ho più dischi di te". Equivale a "io ho più figurine di te" di quando si era ragazzini. Mio cugino sa andare in moto con una gamba sola mentre con le mani si pettina il ciuffo. Cose di questo genere. Oggi il mondo della musica è quasi totalmente popolato da collezionisti. Collezionisti di autografi macchiati. Di concerti "appesi" al muro come medaglie di latta. Di dischi promozionali numerati e attaccati al collo come collari. Un'ossessione non del tutto "magnifica". Un moto compulsivo di relazionarsi con il collega, con l'amico sfigato, con la figa mesciata, con gli altri. Il giornalismo per fortuna è altro. Fatto di esperienze personali che vanno indossate dentro, silenziosamente. Di esperienze che se vissute intensamente e passionalmente riescono a far raggiungere il "traguardo". Riuscire a guardare con occhi distaccati e critici il mondo che frenetico ruota attorno. L'onestà. L'umiltà. Prima dei trofei. Prima delle cazzate.
Vostro "Lettera 32" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
20/05/2008 -
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